Tag Archives: Vulcano

Sotto il vulcano…

Sangue rosso che ribolle come lava e scoppi di luce e inferno di fiamma, poi calma, calma, quella della saggezza del tempo e della grandezza di chi non dorme mai, pensa. Se nasci sotto un vulcano, prima o poi, gli somigli.

Io, Alessandro Bruno

Vulcano spento…

La fiducia tradita provoca ferite che cicatrizzano solo in superficie; nel profondo bruciano per sempre, come un vulcano spento.

Io, Alessandro Bruno

Sotto il Vulcano – Malcolm Lowry

Una volta, tanti anni fa, lessi da qualche parte un’intervista a qualcuno che affermò che il mondo si divideva in due: quelli che hanno letto Sotto il Vulcano e quelli che non lo hanno letto. Io che non ho alcuna ambizione di appartenenza, posso sentirmi escluso da tante cose ma non da una fetta di conoscenza e fu così che, punto nel vivo, andai in libreria, stesso l’indomani, ad incontrare quest’opera così discriminante di Malcolm Lowry e cominciai a leggere.

Un console ubriaco, un luogo in Messico, ai piedi di un vulcano, litri di mescal, Yvonne, una moglie ambigua, forse due amanti. L’alcool e la vita, tragica ed appannata, come le immagini filtrate dal calore afoso, come la vista di un alcolizzato.

Sotto il Vulcano è un libro denso, troppo denso, quasi viscoso, verboso ed eccessivo, come un liquore troppo forte che fatica a scender giù perché brucia lo stomaco. Bisogna esser pronti, bisogna esser forti, perché nel libro si scende, come in un vortice, nauseabondo, impregnato di bettole e sudore e di perdita di orientamento, di senso. Si scendono le scale di un inferno, di solitudine, incomunicabilità e tristezza per quanto si sta lasciando scivolar via, per non aver capito o per aver capito troppo. Un altro mescal e tutto passa, o ritorna. E’ la vita.

Capire questo libro è provare a capire lo stesso Malcolm Lowry: britannico, viaggia per il mondo, vive in Canada ma solo dopo aver sposato una scrittrice francese a Parigi, beve e scrive, scrive e beve. Muore prima dei cinquant’anni per un’overdose di sonnifero. Il troppo è troppo.

Un testamento, una divina commedia alcolica, un inferno di dubbi nella lentezza dei movimenti rallentati. Il Console ama Yvonne, ma il loro matrimonio è appeso al filo di una goccia, è dentro ad un bicchiere, dove ci si annega e si annega. Forse è viltà, forse è l’unica cosa da fare. Gli altri ci sono, fastidiosi, s’intromettono, per rompere, l’armonia, il ritmo, l’ineluttabilità delle cose. Yvonne ritorna in Messico per un’ultima volta, è l’occasione di ricucire gli strappi fatti con pezzi di vetro, cocci di bottiglia e di bicchieri di liquore. Ma è tutto confuso, troppo confuso, il mescal da coraggio, per affrontare i dubbi e la vita, per guardare la realtà. L’alcool può rivelare, non solo nascondere. Eppure un bicchiere di troppo fa sparire di nuovo la magia, l’ultima occasione. Svanisce. Fa caldo sotto il vulcano, l’aria è pesante e le sigarette sono troppe e bruciano in fretta, come la vita che corre all’impazzata. Solo il mescal aspetta, lì, in un altro bicchiere ed in un altro ancora.

Non c’è soluzione, forse non c’è mai stata. E’ dura continuare a leggere, Sotto il vulcano è tutto simbolo, intricato ginepraio di indovinelli nascosti, di questioni irrisolte, di metafore, frasi piantate come paletti nel cuore di una vita vampiresca. Non è un libro, è un enigma che forse si può risolvere solo leggendolo e rileggendolo. E’ un enigma che si rivela guadagnandoselo, con sforzo, lo sforzo di girare ogni pagina, come buttar giù un altro bicchiere quando non ne puoi più ed il tuo stomaco ti chiede un attimo di tregua. Non c’è il bene, non c’è il male. C’è solo un Vulcano.

Io ci sono nato sotto un Vulcano, anche se non in Messico. E sotto un Vulcano, sotto al Vulcano, non si può mai essere indifferenti, non si può vivere senza sentire il bruciante sapore dell’alcool, della sofferenza.

“Una tempesta nera che scoppia fuori stagione! E’ a questo che somiglia l’amore, pensò, l’amore che arriva troppo tardi.” (Malcolm Lowry – Sotto il Vulcano)

In Italia, Sotto il Vulcano è edito da Feltrinelli: