Tag Archives: vita

Perdite definitive…

La vita, talvolta, ci restituisce cio’ che abbiamo gettato via per sbaglio. Ma mai la dignità. Quella, una volta persa, è persa per sempre.

Io, Alessandro Bruno

Stile…

Lo stile è fondamentale. E’ il sigillo dalla personalità stampigliato sulla ceralacca della vita.

Io, Alessandro Bruno

Giochi di specchi…

La vita è un gioco di specchi: c’è chi puo’ guardarci dentro senza paura e chi deve abbassare lo sguardo.

Io, Alessandro Bruno

Mani…

Se mettiamo la nostra vita nelle mani di chi ha mani incerte e tremanti, non meravigliamoci che, poi, cada a terra e si rompa.

Io, Alessandro Bruno

24 dicembre…

Da bambino la Vigilia di Natale, con il mio compleanno, era il mio giorno preferito dell’anno.
Attesa, luci, un pizzico di ansia, voglia di famiglia, profumi buoni e sorrisi, una partita a scacchi diventata tradizionale, vino, zii che si addormentano e carta da regalo da stracciare. Poi un buio cupo e pesante…
Ora un raggio di una stella che mi illumina il cuore, solo un po’ più vecchio e gonfio ma ancora pulsante ed indomito. Ad ognuno spetta una cometa, ma solo per chi rifiuta la stanchezza e si sforza di guardare ancora il cielo.
Auguri a tutti.

Io, Alessandro Bruno

La mia musica…

Ieri ero triste di quelle tristezze improvvise, che vengono da lontano e ti assalgono con un coltello alla gola, come banditi ottocenteschi nei vicoli umidi del porto di Londra.

Poi un bip digitale mi annuncia l’arrivo di una mail, era il mio spacciatore di bootleg di Prince, un inglese più bislacco di me, di cui conquistai la fedeltà incondizionata quando gli passai, gratuitamente e senza fare troppe storie, una registrazione, all’epoca abbastanza rara, di una cassetta fatta distribuire da Prince in occasione di una sfilata di Versace, in una Paris Fashion Week, l’8 luglio del 1995.

Scorro la mail e nel suo file c’erano cinque registrazioni soundboard e qualche outtakes, una decina, che non avevo ancora mai ascoltato. Ottimo. Indosso le cuffie e lancio la musica, l’incantesimo che sorge dalle nebbie, la musica che mi accompagna, imprescindibile, sempre, ineluttabilmente, sotto pelle, nelle pulsazioni della giugulare, sotto le lenzuola e in auto, nel viaggio che, infinito, mi stravolge e definisce. La mia musica.

Ed in quel momento preciso, proprio quando cominciano le prime note, che la mia città segreta riprende vita, come emersa da carta di giornale bagnata di antica emozione, le finestre si illuminano e le strade si riempiono di personaggi impastati di canzoni e mie fantasie. La tristezza mi toglie il coltello dalla gola e mi bacia leggermente le labbra su cui ci passo la lingua.
E proprio mentre la musica gira, è proprio in quel momento preciso che comincio a ricordare chi sono.

Passare alla cassa…

La vita è un continuo passare alla cassa a pagare gli errori di altri.

Io, Alessandro Bruno

Alchimie mentali…

La mia forza mentale non ha niente a che vedere con la ferrea volontà. E’ una delicata alchimia fra inspiegabile amore per la vita, bizzarra creatività, cupo e lancinante dolore e, soprattutto, incontenibile, schiumante e deflagrante rabbia.

Io, Alessandro Bruno

Tamburi antichi…

Io non so suonare nessuno strumento perché da bambino non ho avuto scelta, mi hanno imposto prima il pianoforte e poi la chitarra. Se sul pianoforte avrei potuto fare qualche concessione, sulla chitarra no, mi annoiavo, mi segavo le dita, mi venivano i crampi alle nocche delle mani. E siccome io non sono bravo a fare concessioni, assieme alla chitarra mandai a farsi fottere ogni mia chance di imparare a suonare.

Il fatto è che io volevo imparare a suonare la batteria, io non sono un uomo di melodia, io sono uomo di ritmo.
La batteria è controllo e liberazione, è coordinazione di mani e piedi, come per guidare la moto, per essere liberi, come per fare l’amore, per essere assoluti. Il tempo è il palpito vitale, il ritmo è l’essenza della purezza animale dell’essere umano, con un ritmo sbagliato non c’è piacere, né musicale, né intellettuale, né fisico.

Io sono fatto per suoni sincopati come battiti cardiaci simulati su antichi tamburi picchiati da primati. Io sono quello che da il tempo, che sta un po’ nell’ombra, nella parte posteriore della scena, da solo, circondato dal suo universo, isolato eppure integrato, necessario.

Io non sono uomo di melodia, io sono uomo di ritmo.

Due vite…

Ognuno di noi non vive una, ma due vite. Una è quella finta che, come un vestitino da bambini, ci è incollata addosso da altri e che si può raccontare; l’altra, quella nascosta sotto il tappeto delle apparenze, è quella vera, spesso inconfessabile, anche a noi stessi.