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Violette di Marzo – Philip Kerr

Questo romanzo è il primo di una trilogia, chiamata le Trilogia Berlinese, scritta dall’autore scozzese Philipp Kerr, specializzato in thriller storici.

Siamo in Germania, i nazisti sono al potere, ancora non è scoppiata la seconda guerra mondiale ed un detective, Bernhard Gunther, che indaga su efferati delitti con una malcelata intolleranza al nuovo regime politico ed ai suoi massimi esponenti.

Qui la figlia di un noto magnate dell’industria pesante tedesca, è trovata morta carbonizzata nel letto con suo marito, con cui non andava d’accordissimo, e dei documenti scottanti, oltre che un costosissimo collier, sono scomparsi. Sembra il lavoro di un professionista, un colpo ben studiato ma chi oserebbe colpire qualcuno di cosi’ vicino ai temibili Goëring ed Himmler?

Il detective Gunther ricorda il buon vecchio Philip Marlowe, l’ambientazione è intrigante ed è descritta con grandissima precisione e dettaglio, si respira l’aria pesante di una Berlino schiacciata sotto lo stivale nazista dove son saltate tutte le più banali regole di diritto civile, si ottiene cio’ che si vuole perché si appartiene al partito o perché si conosce qualcuno di importante. La morale è saltata, cio’ che conta è l’obiettivo, che va perseguito senza scrupolo, senza pietà.

Il romanzo scorre veloce, con passaggi che fanno sorridere, le risposte taglienti di Gunther sono quelle che verrebbero in mente ad ogni spirito ribelle, i dialoghi son ben costruiti, gustosi, le scene essenziali e dipinte con tratti veloci, naturalmente come in un film in bianco e nero. Forse le cose si complicano un po’ troppo verso la metà del libro, c’è troppa carne a cuocere, l’intrigo si infittisce un filino più del necessario, ho dovuto far mente locale per collocare ogni personaggio nella giusta casella, pero’ è un peccato veniale in un romanzo che è intessuto con grande sapienza e perizia storica.

L’immersione nell’epoca è totale, è piacevole essere proiettati indietro nel tempo, nonostante fosse un momento storico terribile, ma ci si sente testimoni di un contesto volato via nel nostro passato. Si passeggia per Berlino, si ha paura, si sentono quasi i fruscii degli impermeabili della Gestapo, questa esperienza “sensoriale” prende, molto spesso, il sopravvento anche sulla trama e ne impreziosisce il valore.

Alla fine lo sviluppo della trama cade non totalmente inaspettato, una vaga idea della pista corretta ce la si fa, insomma non si resta sconcertati come in Agata Christie dove il colpevole vien fuori, quasi sempre, dal cilindro del mago, pero’ il libro ha il merito totale di mantenere la promessa di farvi viaggiare nella macchina del tempo e, grazie a questo, leggero’ prossimamente gli altri due volumi che completano la trilogia.

Eroi d’altri tempi…

Io sono un eroe d’altri tempi. Per due motivi: il primo è che sono un romantico, il secondo è che oggi non ho proprio più la forza per essere un eroe.

Io, Alessandro Bruno

Scrivere storia…

Un tempo la storia era scritta dai vincitori. Oggi da ignoranti con una tastiera.

Io, Alessandro Bruno

 

Patrimoni…

Nonostante tutto siamo impastati dalla nostra cultura e storia. Siam fatti di luoghi e dialetti, di modo di comunicare e di silenzi. E’ il mio patrimonio che vedo andar via, come da un tubo bucato dall’indifferenza.

Io, Alessandro Bruno

Città dopo città…

Fondersi nelle città fino a conoscerne la gente, desiderarne la storia, il profumo dell’aria di notte. Viaggiare è sentire, è ricordarsi di imparare a vivere.

Io, Alessandro Bruno

Il Codice 632 – José Rodrigues Dos Santos

Il bello dell’estate è, per me, lanciarmi in letture di genere meno impegnativo, spezzare il ritmo con avventure leggere ed intriganti, alla scoperta di misteri, veri o presunti, della storia.

José Rodrigues dos Santos lo avevo in linea di mira da qualche tempo, questo ex giornalista, del tg delle venti sul canale nazionale portoghese, si è lanciato nella stesura di best sellers su enigmi storici, sulla scia di Dan Brown che, con il suo Codice da Vinci, ha completamente sdoganato la letteratura di genere. Complice il mio compleanno che, opportunamente, si presenta nel bel mezzo dell’estate, mi trovo questo libro, bello impacchettato, fra le mani.

Ne “Il Codice 632″ un universitario viene ucciso mentre indaga sulle origini di Cristoforo Colombo, una misteriosa organizzazione ne assume un altro, Tomas Noronha, giovane ed intelligentissimo, che assume il gravoso incarico e porta in giro il lettore sulle tracce dell’esploratore genovese per scoprire che, forse, tanto genovese non era.

Il libro viaggia nelle prime pagine con piacevole scorrevolezza, i personaggi son ben disegnati e l’intrigo si dipana con ritmi accettabili e sufficienti per entrare in questo universo enigmatico e misterioso. Indipendentemente, poi, dall’inchiesta e dai suoi sviluppi, che vengono rivelati, a mio parere, con eccessiva lentezza e ripetuti con inquietante ripetitività, dando una spiacevole sensazione di allungare un brodo che comincia a raffreddarsi, i viaggi del protagonista si concatenano con eccessiva velocità. Ad esempio non si capisce con chiarezza perché questi è andato a cercare una traccia proprio in Israele quando alla fin fine cio’ che cerca è solo una consulenza con un sapiente rabbino. Il Portogallo, Paese di appartenenza del personaggio principale, rigurgita storicamente di studiosi di cabala e di cultura ebraica, perché far viaggiare fin nel medio oriente questo povero universitario cosi’ già tanto attanagliato da preoccupazioni familiari e professionali?

 

Sono piccoli dettagli che se si asciugano sotto il sole che batte sull’ombrellone disturbano comunque ad una lettura più attenta e, per prendere in prestito un termine dall’industria cinematografica, “immersiva”.

L’idea di mettere in dubbio, su basi più o meno solide sotto il profilo storico, le origini di Colombo è intrigante e divertente, molti dei quesiti posti nel libro ce li possiamo essere già posti noi (com’è possibile che un povero figlio di mercante di Genova venga ammesso nelle esclusive corti Spagnole e Portoghesi e, non contento, riesce anche ad ottenere i favori reali per avere a disposizione navi ed equipaggi?) e il viaggio, fantasioso ed affascinate, alla ricerca delle risposte ha un suo indiscutibile interesse.

Dos Santos scrive bene, non è accattivante come altri mostri sacri del genere, ma resta gradevole, pero’ cio’ che mi ha fatto terminare il libro con un sonoro “Bah” è stata la freddezza chirurgica con cui la trama è sviluppata, appoggiata su tutto sommato inspiegabili omicidi, presunte corse contro il tempo, un senso di ansia che rimane solo sullo sfondo ma che, dopotutto, non travolge, non fa realmente sentire il professorino davvero in pericolo. Peccato che il lettore si accorga chiaramente sia del mezzo che del fine quando la vita familiare del protagonista viene messa in mezzo per provocare empatia. Tutto troppo studiato a tavolino, tutto troppo disegnato per estrarre monetine di latta dalla slot machine para-letteraria.

Insomma, parliamo di un libro accettabile per distrarsi, se ve lo regalano, ogni altra azione positiva come prenderlo in prestito in biblioteca o, addirittura, andarlo a comprare, rasenta una forma di masochismo che dovrebbe dirigere l’ignaro acquirente ad indagare le cause di cotanta violenza nel profondo del suo animo.

Epoche sbagliate…

Manco un secolo fa la gente si esaltava per De Gaulle, Mussolini, Lenin, Stalin, Roosevelt, Churchill, Hitler. Oggi per Grillo, Berlusconi, Renzi, Obama, Hollande, LePen, Cameron, Putin. Cristo, ma proprio in quest’epoca così di merda, in un tale condensato di mediocrità, dovevo nascere?

Io, Alessandro Bruno

Girare le pagine…

Spesso la vita è come un bel libro. Girare le pagine è doloroso ma è l’unico modo per andare fino in fondo.

Io, Alessandro Bruno