Tag Archives: solitudine

Con…

Decido con lentezza, agisco con decisione e, se attaccato, difendo con violenza. Il coraggio riposa nel “con”, grazie al quale so di non essere mai solo.

Io, Alessandro Bruno

Gente triste…

Le persone sempre tristi sono nuvole eternamente scure, a cui non basterà piovere ettolitri di sfoghi per tornare bianche.
Sono nuvole, dal cuore talmente gonfio di rimpianto, che diventano enormi, fino ad oscurare anche il tuo cielo.
Se vuoi tornar a vedere il sole, purtroppo, devi soffiare per invocare il vento, quello freddo e duro, perché le sposti.
Il cielo terso è, spesso, una dolorosa scelta costellata di solitudini.

Io, Alessandro Bruno

Radio Londra…

La forza e la determinazione, spesso, non rinascono dalla certezza della vittoria ma dal non esser solo a combattere.

Io, Alessandro Bruno

Le buche della solitudine…

La solitudine, negli anni, scava buche nel cuore; per rintanarsi là dove nessuna compagnia potrà più disturbarla.

Io, Alessandro Bruno

Cent’anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez

Ci son libri che non si possono recensire o criticare, son quei libri che parlano dell’uomo con tanta profondità e completezza da non escluderne nessun aspetto, né triviale, né sublime.
Cent’anni di solitudine è uno di quei libri, è una Bibbia, pagana e terrena che parla a Dio e gli chiede un senso, una spiegazione, un cenno di comprensione. Non è un libro, è un’epopea, la storia di una dinastia che nasce e si esaurisce nei Buendia, veri o bastardi, promiscui e religiosi, longevi, solitari, rivoluzionari e pii, pazzi, smodati, caldi, torridi, asfissianti. Come l’estate di Macondo, il loro villaggio, la loro città, l’Eden, il mondo tutt’intero dove tutto nasce e muore, dove dalle affabulazioni degli zingari e dei loro prodigiosi meccanismi magici si passa alla cruda realtà dello sfruttamento, della politica, dell’occupazione, della ribellione, rivoluzione, del fallimento.
José Arcadio Buendia, il patriarca, visionario ed in contatto con lo spirito più profondo dell’umanità, coi morti e coi vivi, perché vivi e morti si mischiano, non spariscono all’alba, né mai, si fondono solo con la pace di aver completato la missione, Melquiadés, lo zingaro saggio che scrive in aramaico il futuro, Ursula, infinita, eterna, troppo, fino a rattrappirsi, Remedios la bella, poi la bruttina, Amaranta, Rebeca, Santa Sofia de la Piedad, Arcadio ed Aureliano. Tutti Buendia, chi più, chi meno, chi segnato dalla cenere sacra e poi perseguitato, fino alla morte, chi mangia fino a scoppiare, chi fa l’amore e chi, invece, fa solo sesso. Chi prega, chi sfama, chi si rinchiude, chi è talmente cattivo da riconoscere l’amore solo in punto di morte. Spasimanti, amanti, suicidi, morti ammazzati. Tutto ed il contrario di tutto. Cent’anni di solitudine è tutto questo ma non solo.

E’ la storia dell’umanità, dalla nascita ad oggi, è la voglia di scoprire ed imparare, è il sentirsi in bilico fra il bene ed il male, è scegliere, quasi sempre una direzione sbagliata, è l’ineluttabilità della vita che, prima o poi, finisce nella morte ed a meno di non essere assunti in cielo come Rémedios la bella, finisce là, forse, perché loro ci sono e ci parlano e ci aiutano. Credenze popolari e religione, tutto si mischia, perché nell’uomo non ci sono differenze nette, perché il suo cuore è in tumulto e l’unica pace è la reclusione nello studio, l’amore è solo illusione e poi il nulla; si studia per decifrare il presente ed il futuro ma nel futuro chi si ricorderà di noi? A Macondo si son dimenticati anche delle rivoluzioni di Aureliano, tutte perse tra l’altro. Nessuno si ricorda più di nulla, perché le generazioni passano, i vecchi provano a registrare i ricordi ma le menti giovani non se ne interessano, si avvolgono negli istinti che scacciano via il mondo esterno, trascurano la casa, non la puliscono più e questa viene invasa, dalle formiche e dalle erbacce.

La casa crolla, come il corpo che invecchia, diventa risibile, infinitesimale, oggetto di scherno. Eppure un tempo brillava, quando la mano di un’Ursula gestiva, come un Arcangelo, la lotta contro i demoni del tempo che passa e spazza via tutto, come vento gelido, non di morte ma di distruzione.

Cent’anni di solitudine è il libro sacro pagano ma senza speranza, è il ticchettio dell’orologio che ha perso le lancette, è la vegetazione del tempo che inghiotte i villaggi, che si svuotano, che passano, che si arenano come navi spagnole nelle foreste pluviali. E’ la storia dell’uomo, solo, che creando pesciolini d’oro come Aureliano e poi fondendoli per ricrearli ancora, si chiede se la ruota si può fermare, interrompere. Ma l’uomo non può nulla, ci penserà il tempo che, come uno spazzino, passerà a ramazzare la strada, portando via le foglie vecchie, i ricordi e cancellando le tracce del passaggio di un’intera stirpe. La nostra.

Cent’anni di solitudine non è un semplice libro, è un capolavoro.

Cent’anni di solitudine è edito da Mondadori, collana Oscar.

Manie di persecuzione…

Quasi tutti coloro che soffrono di manie di persecuzione sono invece drammaticamente soli ed ignorati.

Io, Alessandro Bruno

La solitudine…

La solitudine non è un’eventualità. E’ una presa di coscienza.

Io, Alessandro Bruno

Televisione/Internet/Schermi…

Prima era uno schermo a parlare alla gente, ora è la gente che parla ad uno schermo. E’ la nuova frontiera della solitudine.

Io, Alessandro Bruno

Scatti di percezione…

C’è un momento preciso, limpido e rapido come una foto al mare, in cui percepisci di esser terribilmente solo. Ed è proprio in quel momento, l’unico forse, in cui è meglio esserlo per davvero. Per non diventarlo per sempre.

Io, Alessandro Bruno

Dimenticarsi di te…

La vera solitudine non è quando la gente si dimentica di te, ma quando fa finta di farlo.

Io, Alessandro Bruno