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Wool – Hugh Howey

Wool è il primo libro della, cosiddetta, “Trilogia del Silo” scritta da Howey, inizialmente su internet, quasi per gioco, poi, visto il numero crescente ed inaspettato di lettori, in modo più strutturato ed è diventato un best seller mondiale, fra i romanzi distopici. Ora  addirittura Ridley Scott sta lavorando ad un suo adattamento al cinema.

L’idea di base è che l’umanità è chiusa in un enorme Silo, diviso per livelli, dove nei piani alti si trova l’amministrazione, il Sindaco, lo Sceriffo, gli Informatici e, in quelli bassi, i meccanici. Il Silo non dispone di tanto spazio, quindi le nascite sono controllate, esattamente come la vita di ogni singolo abitante.

Ribellarsi è impossibile, la pena è “la pulizia”, cioè essere mandati fuori, a pulire i vetri da cui si puo’ ammirare l’alba ed il tramonto ma, soprattutto, a morire, perché l’aria è irrespirabile, troppo calda e la tuta, ad un certo punto, fonde, lascia passare gli elementi che porteranno alla, lenta e dolorosa, fine del condannato.

Il libro inizia con un primo mistero, sulla morte della moglie dello Sceriffo che sembra aver scoperto una verità, scomoda, sul Silo e sui suoi governanti, l’indagine dell’inconsolabile guardiano della legge si spinge troppo oltre e cosi’… Mi fermo qua per non rivelare dettagli croccanti e gustosi ad un eventuale lettore.

A me piacciono i romanzi distopici, trovo che non siano mai, dopotutto, lontani davvero dalla realtà che viviamo; li reputo, generalmente, delle visioni illuminate di quanto potrebbe accadere se la guardia, dell’umanità, nel senso più intimo, si abbassa.

Wool resta un’idea brillante, il Silo è claustrofobico, con le sue scale metalliche, da sottomarino, ed i suoi piani, fatti di cellette e compartimenti stagni. E’ una bella metafora, non solo della divisione fra classi sociali ma anche fra uomini che, raggruppati in comunità più o meno omogenee, diffidano delle altre comunità che vivono vite diverse, per ritmi, tempi, abitudini e, spesso, valori.

Potrebbero e, del resto, sono temi ricorrenti, poco originali, ma trovo che Howey li rielabora con una nuova freschezza, con sapienza fa concatenare gli eventi ed i colpi di scena, affinché la storia si svolga con una certa scioltezza e fluidità, sotto questo punto di vista ho molto apprezzato il romanzo.

Cio’ che, invece, non mi è piaciuto, è una sorta di calo di ritmo o di gestione della tensione, alta fino allo stremo, per troppo tempo. Insomma, come nei film, se il protagonista è in grave pericolo, ci aspettiamo che si salvi, perché altrimenti, a meno di clamorose svolte della trama, finirebbe il film. Far durare, dunque, pagine e pagine il suo combattimento per la sopravvivenza per poi, sopravvivere, appunto, ci lascia più delusi che se morisse.

No, non siamo sadici, è solo che la riflessione, lo spunto intellettuale, nasce solo dall’inatteso, se anticipiamo il corso degli eventi, non ci concentriamo abbastanza, abbiamo una sensazione di déjà vu che ci fa staccare dall’empatia che abbiamo col libro che abbiamo in mano. Wool è un tomo bello grande, di più di 500 pagine, non trovo ci fosse la necessità di dilungarsi oltremodo in descrizioni che il lettore, talvolta, incredibilmente, non stupido, puo’ cogliere in pochi colpi di pennello.

In conclusione: ora che ho lasciato sedimentare in me il libro, avendolo finito da due settimane, il disappunto per aver arrancato in alcune sezioni, ha lasciato lo spazio alla curiosità di vedere se l’autore riesce a valorizzare un’idea ed una trama di certo interesse e valore. Vorrei capire se, oltre all’azione, ammiccante all’universo hollywoodiano ed ai soldi che puo’ generare, c’è un messaggio più profondo, più umano, più universale, che possiamo far nostro, per evitare di rinchiuderci in un Silo e continuare a riflettere.