Tag Archives: saggezza

Sotto il vulcano…

Sangue rosso che ribolle come lava e scoppi di luce e inferno di fiamma, poi calma, calma, quella della saggezza del tempo e della grandezza di chi non dorme mai, pensa. Se nasci sotto un vulcano, prima o poi, gli somigli.

Io, Alessandro Bruno

Bizantinismo…

Il bizantinismo, oggi, ha indosso gli abiti strappati con violenza alla Moderazione e alla Saggezza; due dee schiavizzate e depauperate dal demone ambiguo della Vigliaccheria.

Io, Alessandro Bruno

Jean Cocteau – La difficulté d’être

Io sono un devoto di Cocteau, un dio pagano che dall’inizio del secolo scorso ha insegnato Arte al mondo.

Ha reinterpretato il cinema con la sapienza di un visionario, proiettandolo cinquant’anni in avanti, anticipandone le potenzialità oniriche poi sfruttate da registi, come Fellini, che sull’onirismo alla Cocteau condito da generosità barocca italiana, hanno costruito la loro fama e il meritato successo.

Cocteau è stato un grande poeta, eccelso disegnatore, romanziere troppo naïf ma sempre incredibilmente elegante, ma, soprattutto, è stato testimone illuminato di un’epoca che ha attraversato lasciando la propria scia di profumo ed aristocratico intellettualismo. Ha frequentato tutti i grandi spiriti, menti eccelse, come il bruciante Radiguet, Picasso, Nijinsky, Apollinaire… Giusto per citarne alcuni. E’ stato la pelliccia di visone poggiata, con leggerezza distratta, sulle spalle di una Parigi che era ancora il centro pulsante della cultura, rivoluzionaria e scandalosa, che sgorgava dai fervidi cervelli di artisti che con le loro Opere hanno firmato la storia.

Ne La Difficulté d’être che Cocteau scrive durante una delle sue lunghe malattie, ci viene consegnato il patrimonio di riflessioni che un uomo unico e brillante fa nella solitudine del proprio essere, all’ascolto della propria anima e delle proprie sensazioni. In Cocteau il razionale ed il sensoriale si mischiano in un amplesso quasi lascivo, sintetizza l’uomo senza estrapolarlo dal liquido amniotico della sensibilità per consegnarlo alla cella, fredda ed insipida, della pura razionalità. In questo libro, piccolo ma denso come cemento armato, ci viene consegnato un condensato di filosofia e di malinconia, di sguardi d’artista e di sciabolate sociali, di esperienze. E’ uno scrigno di vita vissuta che si offre allo sguardo del lettore, come gemme che brillano nel buio; attraversiamo sul tappeto volante dell’aristocrazia intellettuale il muro che separa la volgarità dalla supremazia dello spirito umano.

E’ un libro disordinato, scritto d’un fiato, senza dargli una organicità, senza il tocco del pittore che distribuisce ancora una pennellata per perfezionare la prospettiva, il colore è stato messo sapientemente già dall’inizio, la tela bianca si tinge di contenuto che si trasforma e lavora nella nostra intelligenza, della mente e del cuore, mentre lo leggiamo. Nelle prime pagine, Cocteau ci rivela che il piacere gli è provocato dalla conversazione, dallo scambiare pensieri e ragionamenti con qualcun altro e questo libro è il nostro dialogo con lui, è il rito voodoo che lo riporta in vita, seduto nella poltrona proprio di fronte a noi, con la sua giacca da camera di seta ed il suo naso aquilino, i capelli bianchissimi e la voce vellutata, elegante, come una nenia. Non abbiamo altro da fare che lasciarci cullare ed addormentarci per essere trasportati nel suo sogno che non è altro che lo stesso nostro.

Io amo Cocteau. Perché non smette mai di parlarmi.

La saggezza…

La moderazione mi ha sempre affascinato molto. Ho sempre pensato che se fossi più moderato, beh, non sarei io.

Io, Alessandro Bruno

Sensualità…

La sensualità è una dote, la saggezza nell’utilizzarla anche. E’ il freno che la salva dal burrone della volgarità.

Io, Alessandro Bruno

Il silenzio…

Il silenzio è lo strumento del saggio illuminato. Molto più spesso pero’ lo è soprattutto dell’immondo vigliacco.

Io, Alessandro Bruno

Gabriel Garcia Marquez

Gabriel Garcia Marquez è morto.
E’ normale, perché era vecchio e malato.
Eppure sembra tutto così irreale ed avvolto nelle onde di calore che si spandono nell’aria, come una pagina di un suo libro. Uno scrittore può accompagnarti lungo tutta una vita, non come uno di famiglia, sarebbe troppo banale, ma come un nume tutelare, uno dei penati che proteggevano le case dei romani.

Gabriel Garcia Marquez era un’istituzione, è un’istituzione, è la letteratura moderna, l’essenza del visionario illuminato per cui la macchina da scrivere non è altro che la voce dell’oltretomba che detta lui i segreti dell’animo umano. Ed a me già manca, come può mancare un cartello luminoso che ti indica, passivamente, una direzione, una qualunque. Inevitabile riflettere ancora ed ancora al ruolo dell’artista, alla sua profonda missione e, per me, la risposta, una delle risposte, è vederli al centro degli incroci, come vigili, che dirigono il traffico delle correnti umane; le incanalano, le evidenziano, le influenzano, dolcemente, come una carezza sotto le coperte. 

El Gabo mi ha accompagnato sia dalla mia infanzia, nello sguardo pieno di ammirazione di mio padre, nei miei occhi sulle sue pagine, nello sforzo di una comprensione lunga quarant’anni. Marquez era là, in uno scaffale di una libreria chiusa da una porta di legno e in un pensiero, in una riflessione, in una stretta di mano e in un uomo incontrato per caso; il megafono di un’umanità semplice, popolare e sublime, l’umanità aristocratica nel suo essere divina, l’umanità di uno scrittore, di un artista che sa riconoscere l’essenza e che, soprattutto, sa trasmetterla.

Mi mancherà il saperlo vivo, a vegliare, come un nonno di Adamo, sulla mia lotta contro la pochezza.

Adios Gabo.

Resurrezione…

I semplici se ne ricordano solo a Pasqua. I saggi e i coraggiosi ad ogni risveglio.

Io, Alessandro Bruno