Tag Archives: mondo

Smontare mondi…

Quelli che provano a smontare il tuo mondo, quasi sempre, lo fanno perché non hanno saputo costruire neanche il loro.

Io, Alessandro Bruno

Asprezza…

Il mio carattere aspro è la cortina di fumo che avviluppa e protegge il mio mondo fragile.

Io, Alessandro Bruno

Amleto

Come tediose, e insipide ed inutili
m’appaiono le piatte convenzioni
di questo mondo! Che schifo! Che schifo!
Questo è un giardino coperto di gramigna
che va in seme; vi sanno crescere
erbe rozze e selvatiche, nient’altro.

(Amleto, Atto I, Scena II)

Thomas Ostermeier, assieme ad Emma Dante, è il mio regista teatrale contemporaneo preferito. Di lui già vidi nel 2012 un fenomenale Hedda Gabler di Ibsen e ieri sera ho avuto il privilegio di assistere al suo Amleto, creato al Festival di Avignone nel 2008 ma che ancora non avevo mai avuto l’opportunità di vedere. I suoi spettacoli sono in tedesco sottotitolati e l’utilizzo della lingua di Nietzsche, trovo, li renda ancora più d’impatto. Il suo Amleto è di rara intensità e assolutamente “libero”, un capolavoro dove il teatro mette in scena sé stesso, attori, vita e follia si confondono in un insieme vorticoso di 2 ore e 40 di pura arte scenica ed esistenziale.

E poi, questa battuta dell’Atto I Scena II, mai come ieri sera, quanto mi ha parlato di me…

Mondo di carta…

Il mio mondo è fatto di carta. S’infiamma facilmente e fra mani distratte si stropiccia.

Io, Alessandro Bruno

Relativizzare…

Relativizzare è imparare a spostarsi dal centro di un mondo per lasciar spazio a qualcuno o a qualcos’altro.

Io, Alessandro Bruno

La fine del mondo e il Paese delle Meraviglie – Haruki Murakami

Un prodigioso informatico, una ragazza cicciotta  che lo attrae terribilmente, suo zio, uno scienziato brillante che studia la creazione del silenzio e che stampa subconsci come cd pirata, una libraia che in poche ore sa essere l’amante e la compagna di una vita, due feroci sicari violenti. Un mondo orribile, fra creature invisibili e un’esistenza sbiadita, che ingloba, apre su un altro mondo, dove riposano le ombre di ognuno di noi, ma ombre come anime, forse si, ma soprattutto l’ombra, quella che si riflette grazie alla luce, che vive di vita propria, lontano da noi, dal nostro corpo. Deve essere strano vivere senza ombra, anche quando c’è il sole. La fine del mondo e il Paese delle Meraviglie è un romanzo murakamiano che più murakamiano non si puo’ dove la soglia incerta fra il reale e l’irreale, il visibile e l’invisibile è quantomai impalpabile e sottile. L’assurdo dell’esistenza, pur nella ricerca profonda di menti attive e di vite che sembrano piene, si rivela in tutta la sua forza in un mondo popolato, invece, da unicorni, ombre e muri invalicabili. Non è un universo descrivibile quello di Murakami, ancor meno quello che ci è proposto qua, raccontarlo come un fatto staccato dalla pagina del libro su cui è impresso, sarebbe trasporlo in un mondo che si sbriciolerebbe, come un’ombra che fugge da noi stessi. Murakami va seguito nel suo mondo, come Alice nel Paese delle Meraviglie (a cui il titolo del romanzo, naturalmente, si ispira) seguiva il bianconiglio in un buco lungo e misterioso. La fine del mondo e il Paese delle Meraviglie è un libro senza suoni e fatto di ombre che ti ingloba e ti mette a sedere su una finestra mentre sorridi o inorridisci. Il diabolico giapponese non ti porta a passeggio, ti culla e ti fa addormentare mentre ti infila aghi da agopuntura nei centri nevralgici dei tuoi interrogativi inconsci. Questo libro è fantastico,  come il suo autore che, misteriosamente, è ancora trasparente agli occhi di chi consegna Nobel per la letteratura, evidentemente troppo impegnato a risolvere i propri problemi di stitichezza.

Il sacco dei propri problemi…

Molti infilano la testa nel sacco dei propri problemi e dimenticano di vivere. Fuori. Nel mondo.

Io, Alessandro Bruno

La stupidità costruisce autostrade…

La stupidità costruisce autostrade per circolare liberamente e più velocemente; intanto, l’intelligenza, si rifugia in un sotterraneo di una libreria e crea un mondo.

Io, Alessandro Bruno