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Stoner – John Williams

Stoner è un romanzo pubblicato nel 1965, nel 1972 vinse un premio minore, Williams manco si presentò a ritirarlo, poi l’incredibile oblio per quasi cinquant’anni, finché non ritorna in vetrina, in Francia, nel 2011 e poi la riscoperta mondiale.

La storia di questo libro rievoca le grandi avventure dell’archeologia, è una stanza segreta di una piramide, una pietra nascosta sotto terra, ritrovata, così, casualmente, da qualcuno che gratta il terreno, magari per gioco, e che restituisce alla luce un gioiello di rara fattura.

Stoner è la storia di un figlio di contadini che studia, diventa professore di università, si sposa, ha una figlia, vive, attraversa due guerre, litiga, poco e controvoglia, ama, con troppa discrezione e pudore, muore.

Il professor Stoner si fa attraversare dalla vita che lo scuote come un lenzuolo messo al sole ad asciugare e che, in un repentino cambio di tempo, resta umido, informe, inutilizzabile, tempestato da pioggia e grandine. E’ la storia dell’ordinarietà, di quell’ordinarietà rinunciataria, che non riesce mai a valutare correttamente la tempistica giusta e che, inevitabilmente, va incontro al fallimento.

Stoner semina fiori, nella vita come nella professione, fiori che sbocciano, colorati e profumati, ma che, in un alito di vento, appassiscono con virulenza, portandosi via una fetta della sua esistenza, senza che lui possa farci davvero niente. Stoner non ha la forza necessaria, né il cipiglio per opporsi al flusso dello scorrere delle cose, irruente, impetuoso, che rotola a valle, come un rigoglioso fiume destinato, poi, a diventare una triste pozzanghera.

In questo romanzo, scritto con uno stile calibrato, dove nulla è superfluo, si assiste da dietro ai vetri appannati, impotenti, alla vita troppo normale di una persona, tutto sommato, ineluttabilmente triste che vive e morirà nella mogia ruvidità di un mondo che non saprà apprezzare la delicatezza, la gentilezza d’animo, la discrezione e la timidezza.

E’ un libro toccante, che fa talvolta sorridere ma che, lungo le sue pagine, inocula un’amarezza ed una tristezza con il tocco lieve di un medico che ti accompagna verso l’ineluttabile.

La bellezza del libro è in un’universalità dove in Stoner riconosciamo le nostre debolezze, attuali o contro le quali abbiamo combattuto, è l’ipotesi di un noi sconfitto, su ogni fronte, è la sequenza di fotogrammi in tinte grigie che non lasciano niente, o poco più, a chi ci sta vicino. L’ignavia non fa male direttamente, ferisce di sponda, è l’incapacità di arrestare ogni pericolo, di proteggere non solo noi stessi ma chi amiamo.

Stoner è il ritratto assoluto di chi abdica a partecipare a qualunque processo di decisione. E’ un manifesto, tacito, alla ribellione, contro l’ingiustizia e la violenza, perché solo con prese di posizione decise, si può sfuggire al destino triste di una vita sprecata.

Ho amato molto questo libro, è un romanzo elegante e che ti lascia dentro segni profondi, scavati lentamente con la penna stilografica, cicatrici cuneiformi che non si rimarginano, perché ci si affeziona a Stoner, lo si coccola un pò, si vorrebbe entrare nelle pagine per difenderlo o per schiaffeggiarlo per farlo reagire, perché non è mai giusto che, a soffrire, siano sempre i buoni.

La Rabbia e L’Orgoglio – Oriana Fallaci

Io sono un uomo colto, perché sono un uomo libero. Leggo cio’ che voglio, quando voglio, perché le idee me le faccio da solo, non accetto che me le dettino. Perché sono un uomo libero e, quindi, colto.

Ho ignorato questo libro a lungo, pur amando gli altri libri della Fallaci (magari un giorno li rileggero’ e ne faro’ una recensione su questo sito) avevo una vaga idea di cosa potesse contenere questo e non mi interessava il soggetto, oramai oltremodo inflazionato, stucchevole e di cui, in tutta onestà e franchezza, ecco, me ne sbatto i coglioni.

Poi, pero’, questo libro, come la sua autrice, è stata messa all’indice dalla censura mainstream e benpensante e siccome io non solo un benpensante ma un inveterato malpensante e, ancor peggio, ho un debole per gli stronzi, che trovo irresistibili, perché quasi sempre passa per stronzo chi dice la verità, mi sono detto che era tempo di colmare la lacuna.

Del resto all’indice ci sono finiti Balzac, Cartesio, Diderot, Dumas, Sade, Montaigne, Montesquieu, Spinoza, Voltaire, Moravia, Foscolo, Galilei, insomma non gli ultimi imbecilli, di sicuro meno imbecilli di quelli che li hanno messi all’indice, mi son detto che anche per la Fallaci poteva essere cosi’ e sono andato a verificare.

La Oriana Fallaci è una giornalista, di guerra, una che ne ha viste tante, forse troppe, quindi ha uno stile crudo, secco, spoglio da ogni fronzolo piacente. Lei spara pallottole, per far riflettere, non sentenze. Le sentenze sono “razzista”, “fascista”, accuse infamanti di chi vuole rifuggire ogni dialogo e riflessione. La Fallaci non spara sentenze ma costruisce, in questo saggio, un ragionamento.

Il ragionamento, lo dico a beneficio di chi spara sentenze e che, quindi, non è abituato alla pratica della logica ma solo al piscio gocciolante della propria prostata neuronale slabbrata, è un insieme di frasi, legate da una struttura logica, al fine di dimostrare un teorema.

Ora, che il teorema della Fallaci possa esser falso o vero, non lo so, mi interessa anche relativamente perché da un punto di vista letterario e culturale, resta, comunque, un teorema ben costruito, di sicuro meglio elaborato di chi bela “cacca, pipi, razzista, fascista” ed altri insulti a piacere. Detto questo, una volta finito ho cercato sul net un libro che, con lo stesso rigore intellettuale, contraddicesse i fatti presentati dalla Fallaci, che li contraddicesse con rigore scientifico, letterario, culturale, che li smontasse come si smontano, appunto, i teoremi matematici, perché questo saggio non è null’altro che questo, a cui è trovata una falla.

Beh, non ho trovato nulla, solo vari atti di fede, vaghi, tipo: “non è questo il vero islam”. E allora qual è? No, non parlo dal punto di vista teologico, me ne fotto, non faccio il teologo, voglio osservare il fenomeno sociale e democratico degli stati islamici, qual è il vero islam, quello che smonta il teorema della Fallaci?

Ecco, vorrei tanto leggere un libro che me lo spieghi, con la stessa chiarezza usata dalla giornalista e scrittrice fiorentina, no, non tutta una serie di luoghi comuni o assiomi:”beh è cosi’ e se asserisci il contrario sei razzista, fascista, cacca, pipi’, proprio come la Fallaci”, fatti, vorrei un libro che portasse fatti, ragionamento, cultura.

Perché io sono un uomo libero e quindi colto e quindi leggo anche libri che sono scomodi o che non mi piacciono o che non condivido, perché le idee, me le faccio io. Ed è per questo che non dico se mi è piaciuto o meno il contenuto, mi è piaciuta la forma, l’arringa, la costruzione del teorema. Smentitela con le stesse armi, se avete coraggio e lo spessore, andrà benissimo e, credo, la Fallaci stessa apprezzerebbe.

Ma basta col qualunquismo da social network pieno di accuse all’acqua di rose, facciamo cultura, costruiamo libertà, leggiamo anche i libri che non condividiamo, per controbattere meglio nel merito, con cognizione di causa, ad infangare siam bravi tutti, anzi son bravi tutti, io no, perché sono un uomo libero, perché sono un uomo colto, perché prima di criticare, leggo, studio, mi faccio un’idea mia, perché sono un uomo colto e quindi un uomo libero.

Bei libri…

Un bel libro è quello che non finisce, anche quando hai girato l’ultima pagina.

Io, Alessandro Bruno

Girare le pagine…

Spesso la vita è come un bel libro. Girare le pagine è doloroso ma è l’unico modo per andare fino in fondo.

Io, Alessandro Bruno