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Inferno…

Se dovessi immaginare l’inferno, lo immagino come un grande social network, un girone dantesco in cui sono concentrate tutte le persone prive di ogni spessore intellettuale ma che argomentano su tutto.

Io, Alessandro Bruno

Porte da aprire…

Le donne sono sempre state le mie porte: io sceglievo se aprirle, loro sceglievano se dietro ci sarebbe stato un Inferno o un Paradiso.

Io, Alessandro Bruno

Bolle di paradiso…

Costruire bolle di paradisi perfetti non fa sfuggire dall’inferno che li ingloba.

Io, Alessandro Bruno

Inferni altrui…

Negli inferni altrui non bisogna mai entrare. Hanno fiamme che bruciano sempre di più di quelle del nostro.

Io, Alessandro Bruno

Inferno – Dan Brown

Il bello della letteratura, nel suo complesso, è lo spazio che concede, ad ogni persona che ha il coraggio di farlo, per esprimersi. La letteratura si lascia spezzettare, reinventare, definire, sezionare in diversi generi, la nobiltà dei quali in alcuni casi è lampante, in altri è tutta da scoprire.

Dan Brown non produce letteratura da studiare nei manuali scolastici, non credo neanche sia la sua ambizione, credo che il buon vecchio Dan volesse solo far soldi divertendosi, scrivendo di ciò che gli piace nella sua vita non letteraria: i codici segreti. Anche a me piacciono i codici segreti, la loro storia ed il loro evolversi nel tempo, dai codici segreti usati dagli amanti, a quelli dello spionaggio militare e industriale. Ho letto più di qualche libro a riguardo e le sfide che Dan Brown propone sono frutto di uno studio approfondito e meticoloso sulla materia e questo è un merito.

In Inferno c’è uno scienziato che sembra pazzo, un’idea catastrofista ed una minaccia nientemeno che all’intera specie umana. Lo scenario è dei più seducenti: Firenze, poi Venezia ed infine Istanbul, tre città intrise di arte, storia e mistero. La traccia da seguire è quella scritta dal Divin Poeta Dante nella prima cantica della Divina Commedia: l’Inferno.

Dati questi elementi il progetto non può essere definito altrimenti che estremamente ambizioso e come in tutti i progetti estremamente ambiziosi ci son solo due vie che si possono aprire una volta scritta la parola fine: l’una è il capolavoro, l’altra è un goffo pasticcio. In Inferno Dan Brown ha imboccato con decisione la seconda via.

Se nel Codice da Vinci o ne Il Simbolo Perduto od anche, in via minore, in Angeli e Demoni o Crypto, c’era il palpitante susseguirsi degli eventi che rendevano i libri dei “page turning books”, libri coi quali si tira tardi fino a notte fonda per scoprire come si dipana la storia, in Inferno tutto questo non c’è se non a sprazzi. Brown nel suo genere è bravo, quindi il libro, ad un rapido sguardo, non è mal concepito, il personaggio di Langdon oramai lo si conosce e gli si fa fiducia ma è proprio l’intelaiatura del romanzo che non sta in piedi. Al di là delle frequenti ripetizioni di intere parti (per le groupies di Dan Brown che vorrebbero sguinzagliarmi contro mastini affamati o esorcisti: mi riferisco a quelle inerenti al misterioso video che lo scienziato pazzo ha lasciato dietro di se, la stessa scena è descritta almeno sei volte), ci si chiede poi per quale motivo un pazzo che vuole colpire con violenza tutta la specie umana, voglia lasciare dietro di se tante tracce per farsi scoprire.

Al contrario degli altri romanzi di Brown dove il matto pericoloso aveva un fine, preciso e chiaro, magari sepolto nella storia o nelle cripte vaticane, ed era costretto a lasciare una scia di sangue, qui la minaccia non ha alcun motivo di lasciar tracce, innesca una bomba ad orologeria e basta, deve limitarsi ad aspettare che esploda.
Invece no, il lettore è costretto a correre contro il tempo assieme a Langdon, senza capire davvero perché. Dietro al protagonista e, leggermente dietro anche a noi, corrono tutti: organizzazioni oscure, WHO (World Health Oganization), il governo USA, la polizia italiana, assassini di varia natura… Praticamente mancano solo gli UFO, i boscimani incazzati e gli Ussari a cavallo, poi ci son tutti o quasi. Decisamente troppo.

Troppe sono anche le descrizioni minuziose di dettagli irrilevanti, gli aneddoti storici, sempre interessanti ma comunque troppo artificialmente costruiti perché la sequenza degli eventi risulti lineare, i personaggi secondari fondamentalmente poco intriganti e lo scienziato nemico dell’umanità, troppo pazzo perché lo si tema per davvero. Un’abbuffata di esagerazioni dove ci si rende conto che l’eccesso annoia sempre, anche nei libri leggeri; come nei film horror dove muoiono talmente tutti, nei modi più strani e stupidi, che alla fine invece di aver paura si sorride.

Ho sempre letto Dan Brown con piacere, è sempre stato un diversivo, ben congegnato, rispetto a letture più impegnative che amo ma da cui, di tanto in tanto, devo distaccarmi per lasciar loro il tempo di consolidarsi in me. Stavolta con Inferno mi son annoiato, non appena il ritmo decelerava dalla sua corsa forsennata sbadigliavo di tedio misto ad un fastidioso déjà vu. Se Brown ritrovasse la sua vena lo rileggerei volentieri, se partorisse un altro libro con Inferno, da amico di bisboccia quale mi considero, gli consiglierei, fra un codice e l’altro, di godersi i soldi guadagnati e di smetterla di propinare montagne che partoriscono topolini, che il mondo è già pieno di zoccole così com’è.

Riunioni di condominio…

Le riunioni di condominio sono luoghi di sperimentazione per anziani.
E’ il loro modo di conoscere l’eternità e di abituarsi all’inferno.

Io, Alessandro Bruno

Dantesco…

La conoscenza è divina ma non si nasconde in un paradiso, piuttosto nell’inferno silenzioso e deserto del dubbio. L’ignoranza è beata, nella presunzione delle sue certezze, e talmente grassa da non poter più muoversi. Dal suo purgatorio.

Io, Alessandro Bruno