Tag Archives: indagine

Causa di Morte – Patricia Cornwell

Ted Eddings era un giornalista, gentile ed affascinante, che faceva inchieste, forse ne aveva voluta fare una di troppo, il suo cadavere viene trovato, sott’acqua, dove non doveva stare.

Il brillante medico legale, Key Scarpetta, dovrà indagare su questa morte che lascia più di un dubbio. E non sarà facile, perché Ted era un amico e perché in molti non vogliono che la verità venga a galla.

Ok, questo era il trailer del film/libro, il settimo per l’esattezza della serie di Key Scarpetta scritto dalla Cornwell, ora arriviamo alla verità, parziale, data dai miei occhi di lettore. E’ stato il primo libro di Patricia Cornwell che ho letto, mi è capitato fra le mani per caso, perché una tizia l’aveva abbandonato ed io l’ho recuperato. Il primo impatto è stato piacevole, ho trovato ben disegnato il contesto e la personalità dei personaggi, soprattutto della protagonista con la quale ho immediatamente simpatizzato ed ho avuto l’impressione di conoscere, anche se era la prima volta che la incontravo per davvero.

Interessante anche la visione del medico legale, aspetto crudo ma necessario delle indagini per morti violente e sospette, pero’ la Cornwell ci risparmia l’eccesso della perversione del dettaglio morboso. E’ fredda, come deve essere il medico legale, ma pur sempre umana. La lotta per rimanere lucidi, senza coinvolgimenti emotivi la si condivide, si guarda con gli occhi di Key e, questo, è un grande pregio della scrittura del genere.

Poi, pero’, la storia inizia ad aggrovigliarsi, ad arrotolarsi su sé stessa con un effetto palla di neve che, per me, è diventato pesantissimo da digerire, ad ogni dettaglio scoperto si aggiungevano sempre più nemici, sempre più pericoli, alla fine mi aspettavo l’invasione di extraterrestri con l’aids che avrebbero infettato i ratti in modo da portare il virus ovunque nel pianeta che sarebbe esploso a causa della collisione di un asteroide. Troppo, tutto troppo, indirizzato ad una visione cinematografica, artificiale, “vai carica che magari ci fanno un film e ci facciamo un sacco di soldi”.

Patricia, va bene il denaro, ma bramarlo cosi’ smaccatamente, quando non si ha nulla da dire, mi sembra quasi osceno. Ho trovato questo libro per caso e l’unica concessione che faro’ alla Cornwell è che lascero’ che il libro continui il suo viaggio, lo lascero’ in un posto dove qualcuno potrà trovarlo, magari la sua sensibilità risponderà meglio della mia che, all’orecchio, mi ha chiesto, con voce flautata:”Hey Ale, non mi far leggere mai più nulla di questa eh?”

L’uomo che sorrideva – Henning Mankell

Avevo in linea di mira Mankell da un po’ di tempo, a seguito della sua morte, nel 2015, si era fatto un gran parlare di questo scrittore svedese noto soprattutto, ma non solo, per i suoi libri gialli. In libreria avevo sfogliato più di una volta i suoi libri ma lo avevo sempre relegato in fondo alla mia, ahimè lunga, lista di opere da leggere. Questa estate in cui ho potuto dar sfogo a tutta la mia bulimia di lettore, mi è capitato fra le mani questo romanzo, per l’esattezza il quarto della saga dell’ispettore Wallander, e non ho potuto esimermi dal leggerlo.

L’ispettore Wallander è il classico ispettore letterario, poca vita privata, molto disordinata ed approssimativa, tanto lavoro. Il classico loser a cui ci si affeziona, non è l’ispettore d’assalto arrogante, che sa tutto, è quello intelligente che snida il dettaglio, che ricongiunge i fili di una trama complessa.

In questo romanzo deve ricostruire e risalire al mandante dell’omicidio di un innocuo avvocato di provincia ed, in un secondo momento, di suo figlio, amico di Wallander che, poco prima di essere ucciso, era passato a pregare l’ispettore di aiutarlo nel far luce sul delitto di suo padre.

Una cosa che colpisce nello stile di Mankell è il taglio più letterario che tecnico. Le sue descrizioni son rapide pennellate e la struttura del romanzo è molto più ampia del semplice caso poliziesco, sfiora con leggerezza problematiche sociali e propone al lettore le connessioni che portano una società, nello specifico molto patinata come quella svedese, a fare più attenzione ad una certa categoria di persone piuttosto che ad un’altra. I colpi di scena polizieschi, quei sotterfugi da scrittore che sono spesso godibili ma che, talvolta, risuonano falsi, sono ridotti al minimo, c’è molta più psicologia e ricostruzione logica che irruzioni, perquisizioni e/o colpi di genio. La trama logica della ricostruzione dei fatti non è fitta, appassionante ed affascinante come quella di un’Agata Christie ma Mankell gioca con maestria sulla qualità e sulla profondità dell’intessuto del romanzo.

La lettura è veloce ed appassionante, non ci sono facili esche alla fine di ogni capitolo perché rimaniamo attaccati ad esso eppure si ha voglia di andare avanti, capire, accompagnare Wallander nella ricerca della verità.

Poliziesco davvero piacevole, Mankell sarà l’ennesima bella scoperta di un’estate ricca di letture positive. A storcere il naso, dopotutto, siamo bravi tutti, la difficoltà è accettare di scovare pepite. Mankell, nel suo genere e col suo stile, ne è una.