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Gestapo – Sven Hassel

Da amante di storia e romanzi militari avevo una lacuna che ho colmato troppo tardi: Sven Hassel.

Per chi non lo conoscesse, Sven Hassel è lo pseudonimo di Willy Arberg, un danese dalla vita rocambolesca che si è arruolato nella Wermacht e per la quale ha combattuto, su tutti i fronti, in un battaglione di disciplina nel quale viene inserito dopo aver disertato. Già questa vita me lo fa ammirare smodatamente ma dopo averlo letto diventa un parametro letterario del genere.

Ho cominciato dal romanzo “Gestapo” per caso, è il primo titolo che mi è capitato sottomano. Si racconta la storia di, guarda caso, un battaglione di disciplina alle prese con la mano feroce, cieca, stupida e implacabile della Gestapo. Gli episodi si succedono in rapida sequenza, si entra subito nel gruppo di questa brigata di sbandati, come se li si spiasse da dietro un masso, fra esplosioni di granate, peti rumorosi, parolacce e cinismo.

Hassel ci fa vivere la cruda realtà della guerra, in ogni aspetto, compreso quello buono, quello cameratesco che rievoca dannatamente “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Remarque (che all’improvviso ho voglia di rileggere e, magari, recensire).

Il modo di scrivere di Hassel è schietto, senza filtri, brutale, come la realtà che racconta, è da pelle d’oca e getta uno sguardo illuminante anche sul fascino che l’esercito tedesco poteva e, puo’ ancora, esercitare. C’è poco da salvare in quegli avvenimenti, c’è poco da restare ammaliati dalla stolida obbedienza prona di burocrati e passacarte che son pronti a sgozzare il prossimo ed a sgozzarsi fra di loro pur di salvarsi la pelle o di guadagnare una razione di cibo in più. Non c’è rispetto, c’è solo paura, furbizia, sotterfugio, crudeltà. E’ un’epoca di animali, di bestie feroci che scannano e si scannano, si denunciano, si odiano, resta solo la solidarietà fra disperati di uno stesso battaglione, perché si mangia, si caca e si muore insieme, si ha paura insieme, ci si mette una sigaretta in bocca per fermare le lacrime, ci si racconta la verità, perché coi sogni si muore subito.
Ci son pallottole e granate intorno, bisogna far attenzione alla mitragliatrice che sputa fuoco, ai russi, ai francesi, ai tommies ed ai tedeschi stessi, alla Gestapo che tutto controlla, che tutto vuole sapere, che convoglia la vanità di piccoli individui che, un tempo, forse erano comunisti ma che sono saliti sul treno in corsa per diventare dignitari del partito che un tempo odiavano.

Ho finito il romanzo senza fiato, col cuore in gola, con la voglia di studiare ancora una volta tutta la storia della seconda guerra mondiale, di leggere ancora Hassel e vivere in trincea con lui, con loro, per sentire il puzzo di polvere da sparo e morte e non dimenticare quello che uomini, un tempo eroi, hanno vissuto, sopportato, pur senza condividere, ma solo per sopravvivere perché, tutto cio’ che resta dell’uomo in guerra, è solo istinto di sopravvivenza e qualche altro brandello di umanità, prima che tutto venga spazzato via, dall’artiglieria o da un aguzzino in un carcere, condannato dai tuoi stessi compatrioti perché a vincere è solo l’ossessione, la follia, il sadismo.

Sven Hassel è un maestro del genere, mi sono inchinato a lui più volte durante la lettura e gli ho reso omaggio definitivo iniziando la sera stessa un secondo romanzo. E continuero’, fino a leggerli tutti, perché lui mi ha fatto un regalo: mi ha portato in trincea con lui, ad avere paura.

Eduardo Mendoza – Riña de Gatos

Questo romanzo in Italia non è ancora stato tradotto, quindi ho lasciato il titolo in spagnolo originale che, in francese, è stato mantenuto uguale e, tradotto parola per parola, significa “battaglia di gatti”.

Non sono un gran conoscitore della letteratura spagnola, ho scelto questo libro perché  qui in Francia ha ottenuto un premio (quello dei lettori della serie editoriale Point) e mi sembrava interessante la trama che vede un esperto di arte, inglese, che si trova in terra di Spagna per la valutazione di un misterioso Velasquez mentre, sullo sfondo, infuria la lotta politica che porterà alla guerra civile spagnola.

La guerra civile spagnola, come tutte le guerre civili, resta un capitolo doloroso ed oscuro della storia iberica e, per quanto sia semplice arrivare a conclusioni da libro fantasy dove il bene ed il male sono nettamente distinti e distinguibili, non è agevole individuare la genesi di un fenomeno cosi’ violento e straziante.

Il romanzo vuole essere un romanzo giallo, al centro del quale si muove il nostro esperto d’arte inglese che si trova incastrato in una trama politica, nazionale ed internazionale, molto più grande di lui e di difficile gestione.

Se l’inizio è, in un certo qual modo, intrigante ed appassionante, già dopo le prime cento pagine si comincia ad avere una certa fatica nell’avanzare e si è presto distratti, con la mente che vaga in altre direzioni. Personaggi inizialmente disegnati bene ma che non colpiscono e che lasciano poco il segno nel dipanarsi della storia, un’avventura amorosa, di una femme fatale, molto prevedibile, troppi personaggi, fra i quali ci si perde perché non si riesce ad intuire il loro ruolo, in una ragnatela cosi’ vasta.

Certo le spiegazioni di Mendoza sui movimenti opposti, comunista e falangista, dal cui attrito nascerà la guerra civile, sono senz’altro di grandissima qualità, cosi’ come le citazioni artistiche sui quadri citati nel libro, questo è un punto di interesse non di secondo piano e che vanno tutto a merito dell’autore, pero’ trovarsi, ogni tanto, nel bel mezzo di quattro, dense, pagine di spiegazioni storiche stronca il ritmo di una storia che avanza a colpetti di tosse, costretta come i bronchi di un asmatico.

In conclusione, sono arrivato alla fine del libro come se avessi appena concluso una maratona, sudato e stravolto, insoddisfatto come dopo aver spento una sigaretta troppo leggera, con qualche minima curiosità storica da approfondire ma con la sensazione, terribile, di non aver imparato niente e di non essere uscito arricchito, da un viaggio decisamente troppo lungo.

Forse è per questo che non è mai stato tradotto in italiano.

In amore come in guerra…

Se, come dicono, in amore, come in guerra, tutto è permesso, allora perché molti firmano la resa prima di aver combattuto per davvero?

Io, Alessandro Bruno

Pull the trigger…

Quelli che amano fare la guerra non si rendono conto che, spesso, sono ancora vivi perché di fronte c’è qualcuno, più buono di loro, che non  preme il grilletto.

Io, Alessandro Bruno

Angosce…

L’unica cosa che non riesco a tenere a freno sono le mie angosce. Arpie urlanti che posso solo combattere lungo mille battaglie di una guerra eterna.

Io, Alessandro Bruno