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Buio…

Il buio della notte non può far paura se lo si attraversa sognando.

Io, Alessandro Bruno

In fondo alla palude – Joe R. Lansdale

Io ho un debole per Joe R. Lansdale di quelli che si provano per gli amici che ti portano a fare un giro in moto, in luoghi deserti, dove, oltre alla natura ed ai lievi rumori di cicale e di serpenti struscianti, si percepisce solo il rombo del motore della motocicletta e lo scoppiettare della marmitta, spesso vecchia.

Il suo universo è sempre quello di un’America povera o di gente semplice, di epoche in cui il razzismo non era latente. Narra di mondi raccontati dagli occhi di chi razzista non è, di chi cerca di aggrapparsi alla lucidità ed a cio’ che, dopotutto e nonostante tutto, ci unisce tutti che è questa sporca umanità.

In fondo alla palude c’è un serial killer che uccide prostitute, quasi tutte nere, che le sevizia, le lega ad un albero per poi tornare a divertirsi con loro, anche dopo averle uccise. Un assassino perverso, con evidenti problemi di integrazione, con problemi razziali, con chiari problemi. Il primo cadavere è scoperto da Harry e dalla sorellina Tom, sarà Harry che ci racconta questa storia nella quale sprofondo immediatamente, come in una palude, rapito sia dai racconti della natura, dipinta da Lansdale con sapienza impressionista in pagine descrittive, a mio parere, mirabili, sia dal fatto che la voce narrante è quella di un bimbo. Amo quando sono i bambini a raccontare le cose, a darci le loro verità, ingenue e profonde. Cosi’ come per Il buio oltre la siepe, l’eterno capolavoro di Lee Harper, anche qui Harry è il figlio di Jacob, un uomo semplice, un barbiere ed al tempo stesso sceriffo del piccolo villaggio, ma soprattutto uno dei pochi a non considerare i neri una sottospecie dell’umanità.

Il romanzo si dipana in varie direzioni, le piste d’indagine sembrano tutte finire nel vicolo cieco del pregiudizio razziale e dei linciaggi di piazza, non c’è ragione, non c’è senso, poi, magari l’assassino potrebbe essere già lontano, deve essere qualcuno che viaggia, che si sposta, di notte, inafferrabile, come il senso dei suoi efferati omicidi.

I personaggi sono tutti ben disegnati, a partire dalla bella May Linn, la mamma di Harry, per continuare con i rozzi abitanti del piccolo villaggio, il dottore nero, quello bianco razzista, il collaboratore belloccio di Jacob, barbiere dotato e seduttore, quartieri di bianchi e neri divisi, la palude, l’unica cosa che accomuna tutti.

Il romanzo si rivela gradualmente, lascia perplessi, fa riflettere e sorridere, gioca con la nostra curiosità, forse si tradisce un po’ troppo presto ma resta di uno scorrevole che non si puo’ restare impassibili di fronte a tanta maestria nel maneggiare la macchina da scrivere. Libro nel suo genere bello che mi ha lasciato quel senso di pienezza che solo un romanzo ben confezionato sa lasciare. Quando l’ho chiuso ho pensato, non senza sollievo, che è davvero bello avere ancora qualche Lansdale da leggere proprio li’, non lontano dal comodino.

Stanchezza…

La vera stanchezza è quando persino il buio ti sembra splendente.

Io, Alessandro Bruno

Salti nel buio…

Amo saltare nel buio, per vedere la luce di chi mi afferra. E se non ci sarà nessuno a prendermi, allora non avrò perso nulla.

Io, Alessandro Bruno

Angoli bui…

Illuminare gli angoli bui del mio carattere non è difficile, basta accendere un sorriso.

Io, Alessandro Bruno

Direzioni univoche…

Le direzioni univoche sono i tunnel bui dove si nasconde alla vista l’insicurezza e s’imprigiona la libertà.

Io, Alessandro Bruno

Paura del buio…

Il buio della notte non può far paura se lo si attraversa sognando.

Io, Alessandro Bruno

Il buio…

Chi ha paura del buio della notte non può abbandonarsi ai sogni.

Io, Alessandro Bruno

Stanchezza è…

Stanchezza è quando il buio ti sembra splendente.

Io, Alessandro Bruno