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La mia musica…

Ieri ero triste di quelle tristezze improvvise, che vengono da lontano e ti assalgono con un coltello alla gola, come banditi ottocenteschi nei vicoli umidi del porto di Londra.

Poi un bip digitale mi annuncia l’arrivo di una mail, era il mio spacciatore di bootleg di Prince, un inglese più bislacco di me, di cui conquistai la fedeltà incondizionata quando gli passai, gratuitamente e senza fare troppe storie, una registrazione, all’epoca abbastanza rara, di una cassetta fatta distribuire da Prince in occasione di una sfilata di Versace, in una Paris Fashion Week, l’8 luglio del 1995.

Scorro la mail e nel suo file c’erano cinque registrazioni soundboard e qualche outtakes, una decina, che non avevo ancora mai ascoltato. Ottimo. Indosso le cuffie e lancio la musica, l’incantesimo che sorge dalle nebbie, la musica che mi accompagna, imprescindibile, sempre, ineluttabilmente, sotto pelle, nelle pulsazioni della giugulare, sotto le lenzuola e in auto, nel viaggio che, infinito, mi stravolge e definisce. La mia musica.

Ed in quel momento preciso, proprio quando cominciano le prime note, che la mia città segreta riprende vita, come emersa da carta di giornale bagnata di antica emozione, le finestre si illuminano e le strade si riempiono di personaggi impastati di canzoni e mie fantasie. La tristezza mi toglie il coltello dalla gola e mi bacia leggermente le labbra su cui ci passo la lingua.
E proprio mentre la musica gira, è proprio in quel momento preciso che comincio a ricordare chi sono.