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Arte…

L’arte è la libertà di cercare la verità, essendo sé stessi.

Io, Alessandro Bruno

Saper viaggiare…

Saper viaggiare è un’arte, gli altri restano chiusi nel proprio perimetro, che altro non è che rappresentazione geografica dei propri limiti.

Io, Alessandro Bruno

L’enlevement de Michel Houellebecq

In genere faccio recensioni di libri perché sono la mia passione, ma anche perché per farne di film dovrei avere una sensibilità cinematografica che non ritengo sufficientemente matura. Eppure stavolta me ne fotto, sia perché questo di cui ho voglia di parlare non è un film tradizionale, sia perché fottersene fa bene, ogni tanto.

Nella mia insonnia perenne scartabellando fra i film disponibili mi sono imbattuto nel nome Houellebecq ed io a certi nomi non riesco a resistere, cosi’ ho premuto sul tasto “play”. Il regista Guillaume Nicloux mette in scena il rapimento di Michel Houellebecq, che recita se stesso, e filma la sua vita prima e durante la cattività. Un film semplice e recitato soprattutto a braccio, con temi principali, larghi e profondi come autostrade e l’improvvisazione, almeno quella che sembra tale, di questo, immenso e mai troppo incensato, autore contemporaneo sviluppa ricami e oli su tela con parole, espressioni e risposte secche e precise, quasi innocenti eppure taglienti.

Letteratura, riflessione, distillato di intelligenza, alcool, vita e sesso. Il film completo ed assoluto, almeno per me.

E’ un condensato di sottigliezza intellettuale, di stridore fra lo stato fisico e quello intellettuale, fra la dimensione schiava della società, del contesto, del denaro e della semplicità di una società “deficientizzante” e fra un’essenza purissima di libertà che, ancora una volta, emana dall’intellettuale, dall’ultimo dei baluardi del libero pensiero e del libero essere che è la figura dello scrittore.

Houellebecq non è simpatico, è cortese e gentile; Houellebecq è quello che è perché è autentico ed in questo film/gioco, film/documentario, attraverso di lui emerge sia il personaggio che ognuno di noi incarna, che il senso assoluto e profondo del valore che ognuno di noi attribuisce a se stesso. Noi siamo solo in funzione di questo, il riflesso emanato degli altri è comunque immagine distorta, cio’ che conta è come ci relazioniamo a noi stessi e con gli altri, in un senso di accoglienza femminile della verità, propria ed altrui. E la libertà, nel far cio’, sta nel fottersene, perché la verità domanda coraggio, fottersene perché non c’è altra strada, fottersene esattamente come me ne sto fregando io adesso nello scrivere questo pezzo, perché so che questo che sto scrivendo, esattamente come le recensioni dei libri che ho scritto, al contrario delle frasette del cazzo che dispenso quotidianamente, sarà letto da quattro gatti.
Alla fine non importa, chi più chi meno, siamo tutti stati rapiti, proprio come Houellebecq. La differenza è chi riesce ad estrarne una vita come in un film/documentario memorabile e chi resta nella propria prigione, spesso sentendosi migliore.

Riverenza.

Conformisti e costipazione esistenziale…

Ho dovuto quasi nascondere, per anni, che sono un curioso, dispersivo, entusiasta. Mi piace approfondire, leggere e studiare cio’ che mi titilla, ascoltare la musica che mi riempie e mi ispira, riempirmi la mente di densità, di tele e pagine stampate, amo farmi sparare in pieno petto da emozioni. Saltare fra idee e spunti di colore, suoni e lettere, in una danza, inebriante ed onirica delle uniche cose che, con un passato sempre più lontano ed un futuro sempre più inconcepibile, per me, davano e danno senso al singolo istante presente.
Per orde di macachi aridi, vili e conformisti, attaccati alla loro bieca interpretazione contabile della vita, era una perdita di tempo di cui me ne sarei dovuto vergognare. Troppo fuori schema, uno stivale sporco in mezzo al reggimento. Un tragico belato mancante.
Stolti, ma come potrei mai vergognarmi della mia autenticità, fatta di sensibilità, sangue, cultura e arte?
Del resto, come avrebbero potuto capire?
E, mai come oggi, che sono, o mi sento, profondamente libero, cago loro in testa. A tutti.

Con profondo e sincero disprezzo,
Vostro
Alessandro

Arte…

L’Arte è creazione di bellezza nel dolore.
Ed è per questo che l’Arte è Donna. E viceversa.

Io, Alessandro Bruno

Jean Cocteau – La difficulté d’être

Io sono un devoto di Cocteau, un dio pagano che dall’inizio del secolo scorso ha insegnato Arte al mondo.

Ha reinterpretato il cinema con la sapienza di un visionario, proiettandolo cinquant’anni in avanti, anticipandone le potenzialità oniriche poi sfruttate da registi, come Fellini, che sull’onirismo alla Cocteau condito da generosità barocca italiana, hanno costruito la loro fama e il meritato successo.

Cocteau è stato un grande poeta, eccelso disegnatore, romanziere troppo naïf ma sempre incredibilmente elegante, ma, soprattutto, è stato testimone illuminato di un’epoca che ha attraversato lasciando la propria scia di profumo ed aristocratico intellettualismo. Ha frequentato tutti i grandi spiriti, menti eccelse, come il bruciante Radiguet, Picasso, Nijinsky, Apollinaire… Giusto per citarne alcuni. E’ stato la pelliccia di visone poggiata, con leggerezza distratta, sulle spalle di una Parigi che era ancora il centro pulsante della cultura, rivoluzionaria e scandalosa, che sgorgava dai fervidi cervelli di artisti che con le loro Opere hanno firmato la storia.

Ne La Difficulté d’être che Cocteau scrive durante una delle sue lunghe malattie, ci viene consegnato il patrimonio di riflessioni che un uomo unico e brillante fa nella solitudine del proprio essere, all’ascolto della propria anima e delle proprie sensazioni. In Cocteau il razionale ed il sensoriale si mischiano in un amplesso quasi lascivo, sintetizza l’uomo senza estrapolarlo dal liquido amniotico della sensibilità per consegnarlo alla cella, fredda ed insipida, della pura razionalità. In questo libro, piccolo ma denso come cemento armato, ci viene consegnato un condensato di filosofia e di malinconia, di sguardi d’artista e di sciabolate sociali, di esperienze. E’ uno scrigno di vita vissuta che si offre allo sguardo del lettore, come gemme che brillano nel buio; attraversiamo sul tappeto volante dell’aristocrazia intellettuale il muro che separa la volgarità dalla supremazia dello spirito umano.

E’ un libro disordinato, scritto d’un fiato, senza dargli una organicità, senza il tocco del pittore che distribuisce ancora una pennellata per perfezionare la prospettiva, il colore è stato messo sapientemente già dall’inizio, la tela bianca si tinge di contenuto che si trasforma e lavora nella nostra intelligenza, della mente e del cuore, mentre lo leggiamo. Nelle prime pagine, Cocteau ci rivela che il piacere gli è provocato dalla conversazione, dallo scambiare pensieri e ragionamenti con qualcun altro e questo libro è il nostro dialogo con lui, è il rito voodoo che lo riporta in vita, seduto nella poltrona proprio di fronte a noi, con la sua giacca da camera di seta ed il suo naso aquilino, i capelli bianchissimi e la voce vellutata, elegante, come una nenia. Non abbiamo altro da fare che lasciarci cullare ed addormentarci per essere trasportati nel suo sogno che non è altro che lo stesso nostro.

Io amo Cocteau. Perché non smette mai di parlarmi.

Libertà e arte…

Non c’è libertà più grande di quella dell’Artista, quando riesce a liberarsi dall’Uomo che l’imprigiona.

Io, Alessandro Bruno

Improvvisazione…

L’improvvisazione è il sottile colpo di classe del genio.

Io, Alessandro Bruno

Nervosismo…

Ho talmente praticato il nervosismo che l’ho sublimato in una forma d’arte.

Io, Alessandro Bruno

Invecchiare…

Invecchiare è un’arte. Altrimenti è decadenza.

Io, Alessandro Bruno