Sentieri nella foresta…

C’è, in ogni foresta, un sentiero che scende, profondo, contorto e pericoloso che conduce fino all’entrata, coperta da foglie, della grotta dove si nascondono spettri, che ci hanno insegnato a temere. Proprio di fianco al teatro di marionette ed all’armadio coi vestiti da clown, c’è la scatola di velluto che contiene cianfrusaglie e desideri inconfessabili, quelli che ci inchiodano alla nostra tristezza e ci fanno sembrare deboli, come non vorremmo.
Attraverso i riflessi liquidi di un bicchiere, illuminata dalla fiamma tremula di una torcia appesa al muro di pietra, si avvicina una fata. Vestita di nero, dal sorriso perso e triste, senza parlare, ci indica un’unica strada, buia, angusta e fredda, eppure rassicurante.
Oltre la porta di legno e ferro intarsiato fuori piove, i capelli bagnati si incollano alla faccia e il trucco pesante intorno agli occhi si scioglie. Dietro di noi la porta di ruggine e spavento si chiude rumorosamente, la scala che ci riporta in superficie aspetta scivolosa, la fata alla finestra ci fa segno di no con la testa.
Il coraggio si nasconde in una voce, in una mano sicura o in un sorriso complice, in un’azione fulminea o in un soffio possente di un dio antico che dissipi l’illusione e ricrei la realtà.
Intanto, fra le pietre del selciato, disseminate come dubbi e ricordi ed appena nascoste dall’umido terriccio della tristezza,  decine parole, lucide come rosse e fresche tracce di sangue. Il mio.
Ed a raccoglierlo, l’ampolla bucata del vuoto, tenuta dalle mani trasparenti di nessuno.

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