Buon Natale…

Per me Natale è una bella festa, tantissimi auguri a chi ci crede ed a chi non ci crede, beh, auguri doppi. Buon Natale a tutti, nessuno escluso.

Regali pesanti…

I miei sorrisi vanno spesso a chi ha saputo, e sa, regalarmi ciò che ho spesso rischiato di perdere: la leggerezza.

Io, Alessandro Bruno

Bar Sport di Stefano Benni

Questo libro, diventato quasi un cult, mi è stato consigliato a più riprese ma, per ragioni insondabili, non mi ero mai deciso a leggerlo, pur avendolo sotto mano. In un bisogno di leggerezza mi sono lanciato ed, effettivamente, sin dalle prime pagine, un certo buonumore si installa ed il tono canzonatorio ed il paradosso, tutto italiano e ben riconoscibile, di certe realtà si apre davanti a noi in tutti i suoi aspetti ilari.

Leggendolo mi son detto, a più riprese, che essere figli della cultura italica, con tutti i suoi eccessi, con i suoi personaggi capaci di costruire attorno a sé stessi, gente comune, un’aura di mitologia dà comunque delle soddisfazioni, lo leggevo compiaciuto di appartenere ad un popolo ancora capace di ridere di sé, di guardare alla propria banalità con lenti deformanti di un’eccezionalità dovuta, dopotutto, alla tolleranza compiacente di una società che ha sempre accettato, col sorriso, le diversità più bislacche.

Benni si ispira largamente ad un parametro assoluto della letteratura comica e paradossale italiana, che è Paolo Villaggio ed il suo (i suoi) inarrivabile libro su Fantozzi, coi quali mi sono ritrovato a ridere fragorosamente ancor più che coi film, ma riesce, comunque, ad affermare la propria personalità, la propria visione, il proprio buco dalla serratura, che ci presta per guardare la varia umanità che si avvicenda nel cono di luce.

Bar Sport è un libro che si legge velocemente, in un pomeriggio, perché è un caffè al bar, bevuto fra amici, per ridere degli altri e di sé stessi come, forse, solo gli italiani sanno fare. Speriamo ancora a lungo.

Tenerezza…

La tenerezza non è altro che la capacità di rivedere negli altri le nostre innocenti fragilità e riconoscersi il diritto di averne.

Io, Alessandro Bruno

Scherzare e sorridere…

Scherzare e sorridere sono le porte dietro le quali ho nascosto la mia stanza segreta. 

Io, Alessandro Bruno

Maturità…

Diventare maturi non significa altro che essere diventati sufficientemente solidi per per sopportare il rimpianto.

Io, Alessandro Bruno

Essere straordinari…

Per essere davvero straordinari, bisogna innanzitutto accettare di non esserlo. Se ne rendono conto molto pochi, quelli che poi lo diventano.

Io, Alessandro Bruno

Epépé – Ferenc Karinthy

Ferenc Karinthy è uno scrittore ungherese, nato all’inizio del ‘900, che prima di esser scrittore nasce linguista e quale migliore autore per un linguista che si perde, in un paese del quale non capisce l’idioma e che non riesce più a ricostruire neanche una delle più banali connessioni che possano aiutarlo ad impostare le basi di una rudimentale comunicazione?

Epépé è la storia di Budai, appunto, un linguista, che si addormenta sul suo volo per Helsinki dove deve partecipare ad un congresso. Atterra in un Paese che pensa essere la Finlandia, arriva in hotel, si registra e si addormenta. L’indomani si renderà conto di essere da tutt’altra parte, ma dove?

Budai prova, così, a comunicare con il portiere d’albergo, con la lift che lo accompagna al piano in ascensore, con qualcuno per strada, con chiunque, per tentare di capire dove si trovi e come possa tornare indietro. Cercherà nella metropolitana, alla polizia, nelle piazze, nel solito ristorante, niente, impossibile di farsi capire o decifrare questa lingua bizzarra; fa schemi, cerca assonanze, riesce persino ad avere una relazione sessuale, puramente istintiva, senza neanche il minimo barlume di comprensione reciproca.

I soldi che si era portato dietro, pian piano, finiscono, Budai è solo. Ha studiato per anni lingue, ha vissuto per le lingue ma non gli serve a nulla, non riesce a parlare con nessuno, non riesce a farsi capire, si fa espellere, buttare fuori, fa il matto per attirare l’attenzione ma come farsi notare in un Paese di matti?

Epépé è un romanzo intrigante, che esplora le vie dell’assurdo in modo originale e come tutte le cose assurde e drammatiche è attraversato da venature di comico. E’ un romanzo sull’incomprensione, sull’inutilità della cultura quando è la comunicazione che crea quella linfa vitale alla sopravvivenza umana. Non poter parlare, essere isolati in mezzo ad una folla, metafora non troppo velata della realtà contemporanea, conduce ad un’alienazione irreversibile, ad un senso di perdita totale della propria essenza.

Il romanzo non è sempre scorrevole, a volte qualche ripetitività si introduce e interrompe il flusso di piacere, quello puro e magnetico dell’astrazione, che si prova nella lettura ma, chiusa l’ultima pagina, si resta con un senso di dispiacere nel lasciare Budai, col quale si è condiviso lo stesso senso di assurda solitudine.

E’ una piccola gemma, forse non un capolavoro assoluto ma un lavoro artigianale che merita rispetto ed attenzione, come i camei, incisi da popoli antichi, che vengono conservati nei musei e che solo pochi avventori attenti al richiamo dell’originalità, riescono ad apprezzarne il valore.

Disillusione…

La disillusione arriva sempre quando oramai è troppo tardi per capire che, la magia, dura giusto il tempo che mette la polvere dorata del prestigiatore, a cadere a terra.

Io, Alessandro Bruno

Cose buone…

C’è una sola cosa buona nella sofferenza, quella profonda e devastante, quella che ti fa avere paura: che non te ne fotte più un cazzo. Di niente e di nessuno. Solo delle cose che contano.

Io, Alessandro Bruno