Il Codice 632 – José Rodrigues Dos Santos

Il bello dell’estate è, per me, lanciarmi in letture di genere meno impegnativo, spezzare il ritmo con avventure leggere ed intriganti, alla scoperta di misteri, veri o presunti, della storia.

José Rodrigues dos Santos lo avevo in linea di mira da qualche tempo, questo ex giornalista, del tg delle venti sul canale nazionale portoghese, si è lanciato nella stesura di best sellers su enigmi storici, sulla scia di Dan Brown che, con il suo Codice da Vinci, ha completamente sdoganato la letteratura di genere. Complice il mio compleanno che, opportunamente, si presenta nel bel mezzo dell’estate, mi trovo questo libro, bello impacchettato, fra le mani.

Ne “Il Codice 632″ un universitario viene ucciso mentre indaga sulle origini di Cristoforo Colombo, una misteriosa organizzazione ne assume un altro, Tomas Noronha, giovane ed intelligentissimo, che assume il gravoso incarico e porta in giro il lettore sulle tracce dell’esploratore genovese per scoprire che, forse, tanto genovese non era.

Il libro viaggia nelle prime pagine con piacevole scorrevolezza, i personaggi son ben disegnati e l’intrigo si dipana con ritmi accettabili e sufficienti per entrare in questo universo enigmatico e misterioso. Indipendentemente, poi, dall’inchiesta e dai suoi sviluppi, che vengono rivelati, a mio parere, con eccessiva lentezza e ripetuti con inquietante ripetitività, dando una spiacevole sensazione di allungare un brodo che comincia a raffreddarsi, i viaggi del protagonista si concatenano con eccessiva velocità. Ad esempio non si capisce con chiarezza perché questi è andato a cercare una traccia proprio in Israele quando alla fin fine cio’ che cerca è solo una consulenza con un sapiente rabbino. Il Portogallo, Paese di appartenenza del personaggio principale, rigurgita storicamente di studiosi di cabala e di cultura ebraica, perché far viaggiare fin nel medio oriente questo povero universitario cosi’ già tanto attanagliato da preoccupazioni familiari e professionali?

 

Sono piccoli dettagli che se si asciugano sotto il sole che batte sull’ombrellone disturbano comunque ad una lettura più attenta e, per prendere in prestito un termine dall’industria cinematografica, “immersiva”.

L’idea di mettere in dubbio, su basi più o meno solide sotto il profilo storico, le origini di Colombo è intrigante e divertente, molti dei quesiti posti nel libro ce li possiamo essere già posti noi (com’è possibile che un povero figlio di mercante di Genova venga ammesso nelle esclusive corti Spagnole e Portoghesi e, non contento, riesce anche ad ottenere i favori reali per avere a disposizione navi ed equipaggi?) e il viaggio, fantasioso ed affascinate, alla ricerca delle risposte ha un suo indiscutibile interesse.

Dos Santos scrive bene, non è accattivante come altri mostri sacri del genere, ma resta gradevole, pero’ cio’ che mi ha fatto terminare il libro con un sonoro “Bah” è stata la freddezza chirurgica con cui la trama è sviluppata, appoggiata su tutto sommato inspiegabili omicidi, presunte corse contro il tempo, un senso di ansia che rimane solo sullo sfondo ma che, dopotutto, non travolge, non fa realmente sentire il professorino davvero in pericolo. Peccato che il lettore si accorga chiaramente sia del mezzo che del fine quando la vita familiare del protagonista viene messa in mezzo per provocare empatia. Tutto troppo studiato a tavolino, tutto troppo disegnato per estrarre monetine di latta dalla slot machine para-letteraria.

Insomma, parliamo di un libro accettabile per distrarsi, se ve lo regalano, ogni altra azione positiva come prenderlo in prestito in biblioteca o, addirittura, andarlo a comprare, rasenta una forma di masochismo che dovrebbe dirigere l’ignaro acquirente ad indagare le cause di cotanta violenza nel profondo del suo animo.

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