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Essere straordinari…

Per essere davvero straordinari, bisogna innanzitutto accettare di non esserlo. Se ne rendono conto molto pochi, quelli che poi lo diventano.

Io, Alessandro Bruno

Epépé – Ferenc Karinthy

Ferenc Karinthy è uno scrittore ungherese, nato all’inizio del ‘900, che prima di esser scrittore nasce linguista e quale migliore autore per un linguista che si perde, in un paese del quale non capisce l’idioma e che non riesce più a ricostruire neanche una delle più banali connessioni che possano aiutarlo ad impostare le basi di una rudimentale comunicazione?

Epépé è la storia di Budai, appunto, un linguista, che si addormenta sul suo volo per Helsinki dove deve partecipare ad un congresso. Atterra in un Paese che pensa essere la Finlandia, arriva in hotel, si registra e si addormenta. L’indomani si renderà conto di essere da tutt’altra parte, ma dove?

Budai prova, così, a comunicare con il portiere d’albergo, con la lift che lo accompagna al piano in ascensore, con qualcuno per strada, con chiunque, per tentare di capire dove si trovi e come possa tornare indietro. Cercherà nella metropolitana, alla polizia, nelle piazze, nel solito ristorante, niente, impossibile di farsi capire o decifrare questa lingua bizzarra; fa schemi, cerca assonanze, riesce persino ad avere una relazione sessuale, puramente istintiva, senza neanche il minimo barlume di comprensione reciproca.

I soldi che si era portato dietro, pian piano, finiscono, Budai è solo. Ha studiato per anni lingue, ha vissuto per le lingue ma non gli serve a nulla, non riesce a parlare con nessuno, non riesce a farsi capire, si fa espellere, buttare fuori, fa il matto per attirare l’attenzione ma come farsi notare in un Paese di matti?

Epépé è un romanzo intrigante, che esplora le vie dell’assurdo in modo originale e come tutte le cose assurde e drammatiche è attraversato da venature di comico. E’ un romanzo sull’incomprensione, sull’inutilità della cultura quando è la comunicazione che crea quella linfa vitale alla sopravvivenza umana. Non poter parlare, essere isolati in mezzo ad una folla, metafora non troppo velata della realtà contemporanea, conduce ad un’alienazione irreversibile, ad un senso di perdita totale della propria essenza.

Il romanzo non è sempre scorrevole, a volte qualche ripetitività si introduce e interrompe il flusso di piacere, quello puro e magnetico dell’astrazione, che si prova nella lettura ma, chiusa l’ultima pagina, si resta con un senso di dispiacere nel lasciare Budai, col quale si è condiviso lo stesso senso di assurda solitudine.

E’ una piccola gemma, forse non un capolavoro assoluto ma un lavoro artigianale che merita rispetto ed attenzione, come i camei, incisi da popoli antichi, che vengono conservati nei musei e che solo pochi avventori attenti al richiamo dell’originalità, riescono ad apprezzarne il valore.

Disillusione…

La disillusione arriva sempre quando oramai è troppo tardi per capire che, la magia, dura giusto il tempo che mette la polvere dorata del prestigiatore, a cadere a terra.

Io, Alessandro Bruno

Cose buone…

C’è una sola cosa buona nella sofferenza, quella profonda e devastante, quella che ti fa avere paura: che non te ne fotte più un cazzo. Di niente e di nessuno. Solo delle cose che contano.

Io, Alessandro Bruno

Dubitare…

Rimpiango solo i momenti in cui ho dubitato di me stesso.

Io, Alessandro Bruno

Abbracci silenziosi…

Chi vive di abbracci silenziosi, sarà sempre incompreso da chi parla troppo o troppo poco.

Io, Alessandro Bruno

Incomunicabilità…

L’incomunicabilità è quando le parole svaniscono come un’eco lontano e, dunque, le azioni diventano irreversibili.

Io, Alessandro Bruno

Tempismo perfetto…

Una delle lezioni più importanti che la vita ci impartisce è che un vaffanculo non è mai prematuro, altrimenti è sempre in ritardo.

Io, Alessandro Bruno

Il bene…

Il bene è il disegno tracciato dal sorriso di chi ami.

Io, Alessandro Bruno

Volere e soffrire…

Non basta volere fortemente e slanciarsi con vigore verso un obiettivo, per raggiungerlo, anzi è solo uno spreco se, prima, non si è capito ed accettato, nel profondo, quanto si è disposti a soffrire per arrivarci.

Io, Alessandro Bruno