Monthly Archives: February 2018

Ascoltare…

Ascoltare è l’atto più nobile di generosità. E’ dimenticarsi per comprendere l’altro.

Io, Alessandro Bruno

La Montagna Incantata – Thomas Mann

Passeggiando, su un terreno sterrato, scalciando qualche pietra, distrattamente, fra foglie marce e pozzanghere di piogge passate, poi, lo stupore della pienezza ed è la che si lascia riconoscere, finalmente, il capolavoro.

L’Arte è quel messaggero divino che ci recapita il messaggio di un qualcuno lontano miglia, anni, decenni da noi. Un messaggio che ci rimarrà stampigliato, a lettere di fuoco, nella mente e che ci farà attraversare epoche e ci legherà, indissolubilmente, ad un estraneo che ha scritto un richiamo, ad anime simili.

Thomas Mann ha consegnato all’Arte un messaggio forte come una tempesta, denso come una salsa di uno chef sapiente, dosata, irriducibile, rotonda e perfetta, come la fallacia e la fragilità dell’animo.

Questo libro è un sottile equilibrio del nostro pensiero che attraversa la malattia umana, cercando di non esserne affetto, corrotto, ferito o svilito ma esaltato, sublimato nella filosofia, immateriale eppure pesantissima. Il pensiero che, finalmente, parte lontano, si separa dal corpo e che, poi, torna a ricongiungersi, nel desiderio e nel reciproco condizionamento. La carne ed il ragionamento, le chiavi che decifrano pagine oscure di vita.

Attraverso gli occhi del protagonista ci infiliamo, come aghi di siringhe, negli opposti e nelle affinità, nei meandri della paura e dell’incoscienza, della nostra fugacità, del nostro essere, tutto sommato inutile ed intercambiabile, eppure unico. Il voler trovare, a tutti i costi, un senso, una trama, diritta e profonda alla nostra esistenza, per poi finire con un cappio al collo o a sputare sangue, ridendo o con sobrietà, con dignità, fino alla fine. Senza capire perché il tempo che rimaniamo chiusi, fra barba e sangue e ciglia di donna, in questo sanatorio sia un tempo reale o l’immensa e bianchissima, come leggera neve, metafora della nostra vita.

Questo libro non è un libro, è un monumento. Un altare davanti al quale bisogna inchinarsi.

Illusione…

L’illusione è solo il tempo che, come polvere in un raggio di luce, si cristallizza per un attimo.

Io, Alessandro Bruno

Lanciafiamme…

La spontaneità è il lanciafiamme con cui sciolgo le vostre maschere di cera.

Io, Alessandro Bruno

Il segreto per cambiare…

Il segreto, per cambiare, è dare a noi stessi almeno lo stesso tempo che diamo agli altri, sperando che cambino.

Io, Alessandro Bruno

Rasoi…

Si cammina sempre sul filo del rasoio, ma molti se ne accorgono solo quando ci si tagliano.

Io, Alessandro Bruno

La luna e i falo’ – Cesare Pavese

Pasolini diceva di Cesare Pavese che era uno scrittore ordinario. Da questo traiamo, tutti, una lezione confortante: anche Pasolini poteva dire cazzate sesquipedali.

Pavese, da poeta, non è un romanziere, eppure riesce a costruire romanzi come poesie e “la luna e i falo'” rientra ai miei occhi in questa categoria.

E’ un romanzo lento e malinconico, come tutti i ritorni degli emigranti, che non hanno trovato cio’ che cercavano e che hanno perduto cio’ che li legava alla propria terra, se non un amore semplice, puro e vergine, come l’ignoranza.

Pavese disegna paesaggi, con colori pastello, non con la violenza e la brillantezza di acrilici, i suoi personaggi sono definiti dai contorni tirati con la sanguigna dell’artigiano, non con la pennellata furibonda del genio o con quella precisa, giottesca, dell’esteta.

I dialoghi, la zoppia dell’adolescenziale e sempliciotto Cinto, alter ego trasposto del protagonista disincantato, tutto converge verso la presa di coscienza che cio’ che era non c’è davvero più, che gli ideali e le speranze che hanno nutrito i cuori di una generazione, sono svaniti, bruciati, arsi, come in un falo’.

Dalla luna ed i falo’ propiziatori, di speranza di prosperità, di gioia giovanile e danza di fame e coraggio, si arriva alla luna che nasce dopo il tramonto, al falo’ di roghi, terribili e disumani, nel quale si brucia la bellezza.

Cesare Pavese spreme dalle parole il succo della malinconia. In ogni sua opera.
Per questo va letto, sempre. Tutto.
Bevuto, come un calice amaro.

Significati reconditi…

Amare significa imparare ad avere paura.

Io, Alessandro Bruno

Bugie…

 Le bugie che ci dicono gli altri ci inducono all’errore, quelle che ci diciamo noi stessi alla rovina.

Io, Alessandro Bruno