Monthly Archives: October 2017

Giustificarsi…

Ho smesso di giustificarmi con chi, di giusto, non ha neanche la più primitiva nozione.

Io, Alessandro Bruno

S-cadere dal cuore…

Se una persona vi scade dal cuore, è perché non ha mai meritato davvero di salirci, ma talvolta la lasciamo là, solo perché non vogliamo ammettere di esserci sbagliati.

Io, Alessandro Bruno

Il Signore della Magia – Raymond E. Feist

Questo libro, un classico del genere fantasy, parla di un orfano, Pug, che diventa l’apprendista di un Mago. All’inizio, come molti personaggi del genere, Pug è imbranato, non capisce come si evocano le più banali magie, si perde in un bicchier d’acqua, dopotutto sognava di diventare soldato, non certo mago.

D’improvviso, giocando col suo miglior amico, trova sulla spiaggia uno strano vascello e dei soldati morti, in quello che ha l’aria di essere un naufragio. In realtà hanno scoperto i primi movimenti di un’invasione terribile che sta per attuarsi da parte di soldati di un altro mondo che, grazie ad un portale temporale aperto e tenuto ben spalancato dal lavoro di potentissimi maghi, stanno per attraversare e prendere possesso, grazie al loro imponente numero, del mondo nel quale il giovane Pug vive.

Non rivelo niente di cruciale dicendo che Pug finirà in questo mondo “altro” e la sua vita cambierà. Radicalmente, cosi’ come il suo rapporto alla magia.

Ho aspettato molto prima di recensire questo tomo di più di 1200 pagine che ho portato a conclusione non senza fatica. In realtà, dopo aver letto questo libro son giunto alla conclusione che sono un pessimo lettore ed un ancor peggiore critico di libri fantasy per la, pura e semplice, ragione che ho difficoltà ad entrare in questi universi. Insomma, all’inizio mi incuriosisco, cerco di compenetrarmi nella vita dei personaggi, provo ad annusare il profumo medievale che trasuda dai muri dei castelli e delle vecchie case del villaggio, lascio che la mia fantasia corra sui duelli in punta di spada, immagino il potere di questi maghi, pero’ se l’autore non riesce ad imporre un ritmo serrato, descrizioni poderose o un intrigo fitto, mi ritrovo a pensare che tutto sia molto cliché, scontato, facilmente prevedibile, banale.

Forse son stato “corrotto” da Tolkien, non riesco a staccarmi dall’impostazione che questo grande maestro ha infuso in tutto il genere, la sua impronta è talmente profonda che, ai miei occhi, rimane parametro, probabilmente, inarrivabile, fatto sta che ho terminato questo libro con un senso di sacrificio, di pesantezza; ero già convinto di sapere come sarebbe evoluta la storia e sono stato sorpreso dall’autore, ahimé, ben poche volte.

In conclusione: per me la saga finisce qua. Ciao Pug, in bocca al lupo per tutto, ma ciao.

Ricatti morali…

I ricatti morali sono le armi perfide dei semplici di spirito. Le anime grandi fanno meglio: sanno chiedere o conquistare.

Io, Alessandro Bruno

Problem solving…

Chi aspetta o pretende che siate voi a risolvere i suoi problemi, deve continuare ad aspettare perché i suoi problemi, semplicemente, non sono i vostri. Sono i suoi.

Io, Alessandro Bruno

Libertà di scelta…

Definire le proprie priorità non è difficile, il difficile è accettare che queste possano ferire chi amiamo. E’ il prezzo della libertà di scelta.

Io, Alessandro Bruno

Famiglia…

La famiglia è quell’entità composta, tutto sommato, da estranei, che, nei tuoi riguardi, si arrogano tutti i diritti e s’impongono ben pochi doveri.

Io, Alessandro Bruno

10227 giorni…

Tu un gigante, io minuscolo.
Tu, infinito, nell’infinito, io, solo, a masticare pietrisco.
Roccia franata presto, montagna dal cuore stanco.
Sorriso di amico, abbraccio di sicurezza, parole di giustizia.
Cerco, ogni giorno, fra le nuvole della mia mente e nei cieli dei ricordi,
quella mano grande che mi accarezzava il viso e quella voce solida che mi diceva: ti voglio bene.
Tu un gigante, io sempre minuscolo.
Tu, infinito nell’infinito. Io, solo, a masticare pietrisco.

Mi manchi, Papà. Indicibilmente.

Alessandro

Gestapo – Sven Hassel

Da amante di storia e romanzi militari avevo una lacuna che ho colmato troppo tardi: Sven Hassel.

Per chi non lo conoscesse, Sven Hassel è lo pseudonimo di Willy Arberg, un danese dalla vita rocambolesca che si è arruolato nella Wermacht e per la quale ha combattuto, su tutti i fronti, in un battaglione di disciplina nel quale viene inserito dopo aver disertato. Già questa vita me lo fa ammirare smodatamente ma dopo averlo letto diventa un parametro letterario del genere.

Ho cominciato dal romanzo “Gestapo” per caso, è il primo titolo che mi è capitato sottomano. Si racconta la storia di, guarda caso, un battaglione di disciplina alle prese con la mano feroce, cieca, stupida e implacabile della Gestapo. Gli episodi si succedono in rapida sequenza, si entra subito nel gruppo di questa brigata di sbandati, come se li si spiasse da dietro un masso, fra esplosioni di granate, peti rumorosi, parolacce e cinismo.

Hassel ci fa vivere la cruda realtà della guerra, in ogni aspetto, compreso quello buono, quello cameratesco che rievoca dannatamente “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Remarque (che all’improvviso ho voglia di rileggere e, magari, recensire).

Il modo di scrivere di Hassel è schietto, senza filtri, brutale, come la realtà che racconta, è da pelle d’oca e getta uno sguardo illuminante anche sul fascino che l’esercito tedesco poteva e, puo’ ancora, esercitare. C’è poco da salvare in quegli avvenimenti, c’è poco da restare ammaliati dalla stolida obbedienza prona di burocrati e passacarte che son pronti a sgozzare il prossimo ed a sgozzarsi fra di loro pur di salvarsi la pelle o di guadagnare una razione di cibo in più. Non c’è rispetto, c’è solo paura, furbizia, sotterfugio, crudeltà. E’ un’epoca di animali, di bestie feroci che scannano e si scannano, si denunciano, si odiano, resta solo la solidarietà fra disperati di uno stesso battaglione, perché si mangia, si caca e si muore insieme, si ha paura insieme, ci si mette una sigaretta in bocca per fermare le lacrime, ci si racconta la verità, perché coi sogni si muore subito.
Ci son pallottole e granate intorno, bisogna far attenzione alla mitragliatrice che sputa fuoco, ai russi, ai francesi, ai tommies ed ai tedeschi stessi, alla Gestapo che tutto controlla, che tutto vuole sapere, che convoglia la vanità di piccoli individui che, un tempo, forse erano comunisti ma che sono saliti sul treno in corsa per diventare dignitari del partito che un tempo odiavano.

Ho finito il romanzo senza fiato, col cuore in gola, con la voglia di studiare ancora una volta tutta la storia della seconda guerra mondiale, di leggere ancora Hassel e vivere in trincea con lui, con loro, per sentire il puzzo di polvere da sparo e morte e non dimenticare quello che uomini, un tempo eroi, hanno vissuto, sopportato, pur senza condividere, ma solo per sopravvivere perché, tutto cio’ che resta dell’uomo in guerra, è solo istinto di sopravvivenza e qualche altro brandello di umanità, prima che tutto venga spazzato via, dall’artiglieria o da un aguzzino in un carcere, condannato dai tuoi stessi compatrioti perché a vincere è solo l’ossessione, la follia, il sadismo.

Sven Hassel è un maestro del genere, mi sono inchinato a lui più volte durante la lettura e gli ho reso omaggio definitivo iniziando la sera stessa un secondo romanzo. E continuero’, fino a leggerli tutti, perché lui mi ha fatto un regalo: mi ha portato in trincea con lui, ad avere paura.

Relatività…

Il tempo è relativo: in un attimo intenso si puo’ regalare e ricevere un’eternità di verità.

Io, Alessandro Bruno