Monthly Archives: April 2017

Se mi posso permettere…

Mi diverte molto chi esordisce con “se mi posso permettere…”. No, non puoi, se potevi te lo dicevo io. Stai al posto tuo.

Io, Alessandro Bruno

Disprezzo…

Accettare il disprezzo altrui, anche sottinteso, rende spregevoli. La dignità non si negozia, si difende.

Io, Alessandro Bruno

Fallimenti globali…

Chi sbaglia, spesso, non ti sa chiedere scusa perché, a volte, l’errore fatto con te è solo un altro sintomo di un fallimento molto più globale, quello della loro vita.

Io, Alessandro Bruno

Falsità vere…

Il y a des faussetés déguisées qui représentent si bien la vérité, que ce serait mal juger que de ne s’y pas laisser tromper. (Ci sono falsità che rappresentano così bene la verità che non sarebbe conveniente non lasciarsene ingannare)

François duc de La Rochefoucauld
(Réflexions ou Sentences et Maximes morales (1664), 282)

Sotto il vulcano…

Sangue rosso che ribolle come lava e scoppi di luce e inferno di fiamma, poi calma, calma, quella della saggezza del tempo e della grandezza di chi non dorme mai, pensa. Se nasci sotto un vulcano, prima o poi, gli somigli.

Io, Alessandro Bruno

Voglio Senti’…

Si te rico ca mmo’ voglio sul’senti’, è che nun teng’cchiù nient’a capi’.

Io, Alessandro Bruno

Nulla da dichiarare…

A 17 anni si vivono amori travolgenti che non si ha il coraggio di dichiarare.
Col tempo si impara finalmente il coraggio, ma non hai quasi più nulla da dichiarare.

Io, Alessandro Bruno

1 anno senza Prince

Oggi è un anno che il mio parametro musicale di sempre è scomparso. Gli rendero’ omaggio pubblicando cio’ che pubblicai l’anno scorso, l’indomani. Faro’ cosi’ ogni anno, perché mi piace ricordarlo, perché mi manca.

Prince

La musica è una pellicola d’oro che ricopre la pelle, permeandola delicatamente, fino ad entrare, come un nutriente e primordiale liquido amniotico, nelle curve più recondite dell’animo che riesce ad intercettarla.
Io son cresciuto all’ombra delle ali di Springsteen, Led Zeppelin, The Cure, The Doors; da loro ho imparato la rabbia, la malinconia, l’esoterismo, hanno accarezzato la mia disperazione adolescenziale e dato note alla poesia.

Poi, un giorno di, guarda caso, Aprile, del 1987 per l’esattezza, vidi in TV un videoclip ipnotizzante, colorato, intensissimo, uno schiaffo di energica originalità sul viso della musica anni ’80. Scorreva sullo schermo, veloce, fra lampi di luce, il testo della canzone, sincopata e dalla potenza innovativa deflagrante.
Quella canzone era Sign’o’ the Times e l’interprete era Prince.

Con quell’album doppio, esplosivo come fuochi d’artificio di purissimo genio cristallino, comincio’ per me un nuovo viaggio in un universo dove le costellazioni avevano il profilo di un corpo di donna ed i sistemi solari si appoggiavano su lenzuola di seta. Testi espliciti, sesso, sudore, profumi aspri, percussioni, ritmo, elettricità, sulle corde di una chitarra e sui peli ritti delle braccia, schiene curve, sguardi maliziosi e labbra avide di baci, sapori nuovi e scoperte.

Comprai poco a poco tutti i dischi vecchi e poi i nuovi, subito, al mattino presto, appena apriva il mio negozio di fiducia. Li facevo suonare ancora ed ancora, riecheggiavano potenti nelle mie casse JBL, mentre il tempo passava ed io, crescendo, maturando, impaurito e ferito, eppure coraggioso anche se tremolante, procedevo parallelamente a quella musica. Imparavo e sperimentavo esitante sul mio corpo cio’ che ascoltavo. Imparavo ad amare le donne e la vita, la seduzione ed il ritmo lento, imparavo di nuovo a sorridere, anche delle mie debolezze che non mostravo a nessuno, come i miei sentimenti.

La musica ed i testi di Prince mi parlavano e mi hanno parlato per anni, come lettere scritte a mano, spedite da un amico lontano che ha conosciuto la vita prima di me e che, prima di me, aveva capito che bisognava scegliere con cura non solo le parole ma le muse a cui ispirarsi e le persone a cui indirizzarle. Lettere scritte con l’inchiostro malinconico del frutto del genio umano, lettere che mi parlavano non solo di sesso e di amore ma anche di politica, attualità, questioni razziali, amicizia, emarginazione, semplicemente di vita nella sua intricata complessità, nel fulgore delle sue sfaccettature.

Adolescente poi uomo, donne, religione, spiritualità, eccesso, tutto, anche la perversione, ogni cosa era il grido di libertà di persone diverse, eclettiche, avide di esistenza e di esperienze. Persone fondamentalmente e strutturalmente sole ed io ero, mi sentivo e mi sento tra quelle, legato in una catena forgiata da ritmo tribale e giri di basso che affondavano le radici nelle profondità del blues.

Prince era solo, è sempre stato solo, perché il genio è quasi sempre solitudine. Ed in quella solitudine produceva, suonava, registrava, s’innamorava, viveva, di notte, fra cuscini ed alla luce di sensuali candele. E quella vita pulsava e sprizzava, come sangue da un’arteria appena recisa, come sperma in un orgasmo, da ogni nota, lavorata ancora ed ancora dalle fragili ma decise braccia dell’emozione, alla ricerca di uno stile nuovo e personale, che toccasse a tutto ma che si riassumeva nella purezza assoluta ed epidermica del FUNK.

Sono passati quasi 30 anni da quell’aprile ed oltre a tutti i dischi, ho collezionato, con pazienza certosina, molto più di un migliaio di registrazioni di concerti, video ed audio, che ho ancora difficoltà a catalogare, sono andato ad ogni suo spettacolo a cui ho potuto partecipare, da anni faccio parte di una specie di bislacco club ristretto di poco più di 300 pazzi sparsi su tutto il pianeta Terra, folli come me che collezionano ogni nota emersa dal suo spirito e poi dalle sue mani. L’attesa palpitante di un suo nuovo disco, anche dopo 30 anni, era un portale temporale che mi faceva riassaporare quelle emozioni di adolescente, partito da lontano eppure ancora qua.

Da ieri quell’attesa sarà vana, non potrò più aspettare un nuovo disco, una nuova tournée improvvisata, non potrò più interrogarmi su quale piega stia prendendo, negli abissi del suo animo, la sua musica e quale sarà il riverbero che avrà nel mio bagaglio umano, culturale e sonoro. Non tornero’ più adolescente, fottendomene dei capelli che cominciano a sbiancare.

Da ieri un pesante sipario color “purple” è calato sulla musica, sul genio umano, sulla mia anima stanca. Mi rimangono le centinaia delle sue composizioni da ascoltare e riascoltare ma che, ora, suoneranno con sullo sfondo un velo di tristezza.

Da ieri, sentiro’ terribilmente la sua mancanza perché era uno dei pochi, in un mondo incancrenito dalla banalità, che sapeva sempre sorprendermi.

Pero’, pur con la malinconia ed un groppo in gola, dentro di me continuo a sorridere a quell’alba di suoni e colori. Nella mia valigia musicale ed esistenziale rimarranno i ricordi di un viaggio lungo e meraviglioso, su un tappeto volante sul quale ho sorvolato mondi brillanti, popolati da note gioiose e vitali, nei quali ho visto e trovato me stesso e, da allora, mi sono giurato fedeltà e non mi perdo più.

We Can Funk.

Addio His Purple Highness, Maestro, Prince.

Tuo,
Alessandro

Dietro e sotto…

Dietro ogni grande uomo c’è, talvolta, una grande donna. Ma sotto ogni grande uomo ci sono, sempre, due coglioni di granito.

Io, Alessandro Bruno

Vino Rosé…

Sbronzarsi col vino rosé è un po’ come andar a cena con una donna scialba che parla, ininterrottamente, per tutta la serata ma senza dire nulla di interessante: non ti lascia nessun ricordo piacevole e cio’ che ti resta è solo il mal di testa.

Io, Alessandro Bruno