Monthly Archives: November 2016

Provocazione…

Amo la provocazione, è il carato che misura l’intelligenza dei miei interlocutori.

Io, Alessandro Bruno

Per sempre…

Un vaffanculo è come un diamante: è per sempre.

Io, Alessandro Bruno

Incontri in-attesi…

L’ultima volta che ho aspettato qualcosa da qualcuno, ho incontrato Godot.

Io, Alessandro Bruno

Buone cattive compagnie….

Non mi è mai servito chi ha voluto indicarmi la via della ragione, ma chi ha saputo accompagnarmi su quella della follia.

Io, Alessandro Bruno

Rassegnazione riluttante…

 

Pur di non rassegnarci alla vana stupidità di qualcuno, siamo disposti a riconoscergli una sensibilità tenuta nascosta per non essere ferita.

Io, Alessandro Bruno

La difesa du Lüzin – Vladimir Nabokov

Ho scoperto da poco che il Maestro Nabokov aveva scritto un libro sugli scacchi e non potevo non colmare, in tempi rapidi, questa lacuna.

Già dalla prefazione, scritta da Nabokov in persona, è chiaro che il grande scrittore russo ha voluto regalarsi un piacere, scrivere di scacchi per omaggiare un gioco che fra i russi annovera i più grandi campioni di tutti i tempi e per offrire un cameo alla propria creatività letteraria. E’ un libro gioco, un esercizio di stile, un passatempo elevato alla dignità di sublime.

Lüzin, guarda caso figlio di uno scrittore, è un bimbo timido, schivo, al di fuori del contesto scolastico e sociale, ai margini di quello familiare perché, da subito, si capisce che non seguirà nessuna delle orme paterne, non si arrampicherà su nessuna delle parabole ascendenti, sociali e personali, che desideravano per lui.

L’incontro con una zia singolare, sopra le righe, sarà anche l’incontro casuale e distratto con la scacchiera, coi suoi pezzi bianchi e neri e le loro traiettorie cosi’ codificate ma cosi’ libere, imprevedibili, infinite.

Come molti bambini, fra cui me, il piccolo Lüzin è affascinato da questa grande tela mentale su cui disegnare ogni geometria che una mente, razionale e visionaria, possa immaginare. E’ il terreno dove ogni sanguinosa battaglia può risolversi in un lampo, di genio. E’ il biglietto di treno, che Lüzin timbra, con destinazione se stesso.

Comincia cosi’ a viaggiare, accompagnato da Valentinov, un faccendiere con il fiuto per gli artisti e Lüzin dimostra da subito di essere un virtuoso dello strumento a case bianche e nere. Per Valentinov ci sono soldi e viaggi, per Lüzin l’indipendenza e l’addentrarsi sempre più nei tunnel del proprio animo, oscuri e densi, quasi impenetrabili, nei quali costruisce la propria personalità di scacchista.

Si arrampicherà fin sopra le vette dell’Olimpo scacchistico mondiale, solo un avversario italiano riesce a tenergli testa, ad essere il suo fantasma che incombe su ogni calcolo di variante e di mossa. Lüzin studia, immagina, sprofonda nelle sabbie mobili di mondi decifrabili solo da lui.

Poi d’improvviso cio’ che sconvolge la vita di ogni uomo, sconvolge anche quella di questo scacchista timido, riservato e goffo: l’amore. L’incontro con una donna sarà determinante, rinuncerà ad un Torneo importante per tornare in hotel a dichiararle, certo a modo suo, molto poco convenzionale, il suo amore.

Le donne sono capaci di tutto, anche di innamorarsi di uomini ai limiti del ridicolo, è la loro bellezza ed il loro fascino, la capacità di leggere molto al di là della scorza apparente di una personalità imperscrutabile. E cosi’, contro l’avviso della famiglia, in chiara opposizione alla virulenza della mamma ed alla dolce contrarietà del padre, lei decide di sposarlo, di vivere affianco a questo bambino cresciuto troppo, troppo grasso, troppo impacciato, troppo perso nei propri calcoli mentali e nei propri codici comunicativi per non essere amabile.

Nell’ultimo torneo, nella partita decisiva contro il suo avversario di sempre, tornando a casa Lüzin perde i sensi, un grave esaurimento nervoso diagnostica il medico, un’unica soluzione: smettere di giocare a scacchi. Lüzin è docile, si sottomette ai voleri dei medici e della sua moglie amata, quando si sente leggermente meglio si limita a sbirciare di nascosto i quesiti scacchistici che trova nelle pagine di giornale che finge di leggere con interesse. Gli scacchi sono sempre presenti, nei movimenti di cavallo di ombre di ninnoli che, con la complicità della luce, giocano sul pavimento, nei disegni dei rami degli alberi, nella disposizione dei palazzi, nelle auto, le persone, ovunque. Tutto è un grande calcolo scacchistico e proprio per questo Lüzin matura la consapevolezza che tutto è studiato, tutto è stato pianificato e lui non è altro che una pedina. Si rende conto di essere al centro di un’altra partita, che si gioca su un piano molto più vasto del quadrato di 64 caselle, bianche e nere.

Ed è in quel momento che studia la sua difesa, la pianifica, una difesa che sorprenderà chiunque stia cercando di incastrarlo, di piegarlo ai propri voleri, compresa la sua preoccupata e tenera moglie. Comincia, cosi’, a fuggire sempre di più, a trovare scuse infantili per allontanarsi, per essere solo, per studiare il suo prossimo colpo, finché tutto diventa chiaro: c’è un colpo imparabile che va giocato, una mossa ineluttabile e decisa che spariglierà tutte le carte, che farà terminare la partita nell’unico modo possibile per lui.

Non rivelo il finale perché è un bel finale, uno di quelli dove la tenerezza che si prova lungo tutto il romanzo per il piccolo grande Lüzin raggiunge livelli tali che gli occhi si inumidiscono da soli, come solo scorrendo le pagine di un grande libro capita.

Nabokov ci regala una gemma di letteratura e di emozione, disegna personalità ed ambienti, inflessioni lessicali e vita da emigranti in terra straniera, scacchi, umanità, amore, odio, solitudine, tanta solitudine che trova appagamento solo in compagnia di una Torre e di una Regina, nelle diagonali di un Alfiere, nella perfezione di un piano di gioco perfetto ed imparabile.

Io amo gli scacchi ed amo la letteratura, due espressioni diverse e cerebrali dell’Arte, e Vladimir Nabokov sparge semi dorati sul campo fertile della creatività e ci spinge a raccoglie fiori di carta impregnata di emozione.

Capolavoro, breve e sottile come il dolore di chi, come Lüzin, sa che resterà per sempre incompreso.

Definizioni…

Quel che gli altri pensano di me mi interessa poco o nulla, sono vane e futili presunzioni. Cio’ che mi definisce è solo ed esclusivamente la mia personalità.

Io, Alessandro Bruno

Figli e figliastri…

Si può perdonare un errore figlio della debolezza, non della malafede.

Io, Alessandro Bruno

Regressioni…

C’è un solo vero motivo che mi fa desiderare di tornare bambino: non conoscere il senso della parola “preoccupazione”.

Io, Alessandro Bruno

Cuori anestetizzati…

E’ un’illusione credere che un cuore anestetizzato al dolore resti sano, è insensibile anche alla gioia e poi si secca.

Io, Alessandro Bruno