Monthly Archives: May 2016

Avari di sorrisi…

Se contassimo tutti i sorrisi che abbiamo messo via, senza regalarli a nessuno, sapremmo di aver riempito forzieri, ma solo di tristezza.

Io, Alessandro Bruno

Assenza…

Preferisco brillare per la mia assenza che lasciarmi ingrigire dall’altrui presenza.

Io, Alessandro Bruno

Rimproveri…

Rimproverano la mia arroganza perché non possono rimproverarmi cio’ che li mette davvero a disagio: la mia sensibilità.

Io, Alessandro Bruno

Galleggiare…

Galleggio nella stanchezza per non affogare nell’inerzia.

Io, Alessandro Bruno

Combattere…

Combattere, per il solo gusto di farlo, è gioco perverso di sadici o masochisti. Le persone intelligenti combattono solo quando è indispensabile,e vincono.

Io, Alessandro Bruno

Io devo essere una brutta persona

Io devo essere una brutta persona, altrimenti non si spiega.
Non c’è silenzio che non possa trovare parole, non c’è pietà nelle torri alte da cui si guarda il muro invece della vallata, non c’è senso per chi non pensa.
Eppure io devo per forza essere una brutta persona, altrimenti non si spiega.
Non c’è coltello che tagli un sipario o una fiamma che sciolga la maschera,
eppure non c’è cera che non faccia un calco o una serratura che non abbia chiave.
E non ci sono versi che non siano poesia o pensieri che non possano diventare sinfonia o desideri che possano trovare pace o uno sguardo che non possa essere ricordato.
Non ci sono pagine che non possono essere scritte, col mascara pianto o col rossetto stampato, con gocce di vino o con unghie spuntate, con la barba sfatta e gli occhi rossi o con matite nere o penne antiche o con un sorriso appena accennato.
Eppure.
Eppure io devo per forza essere una brutta persona, altrimenti non si spiega.

Tamburi antichi…

Io non so suonare nessuno strumento perché da bambino non ho avuto scelta, mi hanno imposto prima il pianoforte e poi la chitarra. Se sul pianoforte avrei potuto fare qualche concessione, sulla chitarra no, mi annoiavo, mi segavo le dita, mi venivano i crampi alle nocche delle mani. E siccome io non sono bravo a fare concessioni, assieme alla chitarra mandai a farsi fottere ogni mia chance di imparare a suonare.

Il fatto è che io volevo imparare a suonare la batteria, io non sono un uomo di melodia, io sono uomo di ritmo.
La batteria è controllo e liberazione, è coordinazione di mani e piedi, come per guidare la moto, per essere liberi, come per fare l’amore, per essere assoluti. Il tempo è il palpito vitale, il ritmo è l’essenza della purezza animale dell’essere umano, con un ritmo sbagliato non c’è piacere, né musicale, né intellettuale, né fisico.

Io sono fatto per suoni sincopati come battiti cardiaci simulati su antichi tamburi picchiati da primati. Io sono quello che da il tempo, che sta un po’ nell’ombra, nella parte posteriore della scena, da solo, circondato dal suo universo, isolato eppure integrato, necessario.

Io non sono uomo di melodia, io sono uomo di ritmo.

Il teatro…

Il teatro è meraviglia primordiale. E’ il tutto, l’assoluto, al profumo di legno e polvere. La disintegrazione della vita umana, ricomposta in un lampo di genio.

Io, Alessandro Bruno

Sentieri nella foresta…

C’è, in ogni foresta, un sentiero che scende, profondo, contorto e pericoloso che conduce fino all’entrata, coperta da foglie, della grotta dove si nascondono spettri, che ci hanno insegnato a temere. Proprio di fianco al teatro di marionette ed all’armadio coi vestiti da clown, c’è la scatola di velluto che contiene cianfrusaglie e desideri inconfessabili, quelli che ci inchiodano alla nostra tristezza e ci fanno sembrare deboli, come non vorremmo.
Attraverso i riflessi liquidi di un bicchiere, illuminata dalla fiamma tremula di una torcia appesa al muro di pietra, si avvicina una fata. Vestita di nero, dal sorriso perso e triste, senza parlare, ci indica un’unica strada, buia, angusta e fredda, eppure rassicurante.
Oltre la porta di legno e ferro intarsiato fuori piove, i capelli bagnati si incollano alla faccia e il trucco pesante intorno agli occhi si scioglie. Dietro di noi la porta di ruggine e spavento si chiude rumorosamente, la scala che ci riporta in superficie aspetta scivolosa, la fata alla finestra ci fa segno di no con la testa.
Il coraggio si nasconde in una voce, in una mano sicura o in un sorriso complice, in un’azione fulminea o in un soffio possente di un dio antico che dissipi l’illusione e ricrei la realtà.
Intanto, fra le pietre del selciato, disseminate come dubbi e ricordi ed appena nascoste dall’umido terriccio della tristezza,  decine parole, lucide come rosse e fresche tracce di sangue. Il mio.
Ed a raccoglierlo, l’ampolla bucata del vuoto, tenuta dalle mani trasparenti di nessuno.

La libertà…

 

 

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Io, Alessandro Bruno