Monthly Archives: September 2015

Colpi…

Soffriamo dei colpi che gli altri ci infliggono, non tanto per il dolore delle ferite che causano ma perché ogni colpo ci allontana irrimediabilmente da loro.
Io, Alessandro Bruno

Problem solving…

Mai provare a risolvere un problema al posto di qualcun altro. Se lo avesse voluto risolvere lo avrebbe già fatto, se ha bisogno di aiuto allora te lo chiederà. Se intervieni per forza, forse, è perché sei tu che vuoi non sentirti inutile ed il problema, magari, ce l’hai tu.

Io, Alessandro Bruno

I Viceré – Federico de Roberto (di Francesco Pasanisi)

Personalmente, ho sempre amato la storia, anche se capisco chi, essendo costretto a studiarla sui banchi di scuola, impara ad odiarla. Troppe date, troppi nomi, troppi fatti lontani di persone di cui, alla fin fine, con tutto il rispetto, non ci importa un beneamato.
In questi casi, l’unico modo per far pace con la storia  è leggere un bel romanzo, di quelli di una volta, che ci fanno immergere in un mondo antico, e ce lo fanno vivere attraverso volti, parole, emozioni e sentimenti… come I Viceré di Federico De Roberto.
Come tutti i romanzi di una volta, è un bel mattone di oltre 500 pagine, anche se, quando si arriva alla fine, vorresti che ce ne fossero altre 500.
I Viceré è il soprannome glorioso della famiglia catanese degli Uzeda, principi di Francalanza e Mirabella, nonché detentori di altri svariati titoli, che annovera tra i suoi antenati due Viceré di Sicilia, risalenti ai tempi di Carlo V. Il romanzo descrive le vicende di questa famiglia per circa un trentennio, a partire dalla metà dell’800.
Il periodo storico è quello a cavallo dell’unità d’Italia, con la fine del Regno delle Due Sicilie, Garibaldi, i Savoia, il suffragio “quasi” universale… e gli eterni gattopardi. Ecco, viene subito in mente Il Gattopardo, ma mettiamo da parte per un po’ il principe di Salina, perché rischiamo di andare fuori strada.
Torniamo ai nostri principi Uzeda. La storia si apre con la morte della matriarca, nonché depositaria di tutti i beni della famiglia, la tirannica principessa Teresa, e la guerra per la sua eredità, che viene, con grande scandalo, divisa tra l’antipatico, avaro e superstizioso primogenito Giacomo, novello principe , ed uno dei suoi fratelli minori, il prediletto Raimondo, già scampato a suo tempo, grazie ai favoritismi della madre, alla vita in convento. Questo è l’incipit di un grandioso affresco in cui si agitano disperatamente vari personaggi, dipinti secondo i canoni del più crudo verismo, dominati, in massima parte, dall’avidità, dalla grettezza, dal desiderio spietato di conservare privilegi di casta ormai anacronistici.
Mi risparmio il riassunto della storia e la descrizione dei personaggi, vista anche la mole dell’opera, ma ci tengo a gustare due zuccherini, estratti tra le pagine del romanzo.
La prima è quella, geniale, dei poveri frati francescani che recitano le preghiere di notte al posto dei ricchi benedettini, scelti tra le famiglie più nobili della città, che, invece, giustamente, di notte dormono.
La seconda è quella di una vecchia e altezzosa zia del principe, soprannominata “la zitellona”‘, semianalfabeta e dedita essenzialmente all’usura, che stigmatizza con disprezzo il fidanzato della nipote come “avvocato” e “laureato”, titoli veramente scandalosi, perché i veri signori non studiano e, ovviamente, non lavorano.
Spero di avervi invogliato alla lettura di questo splendido romanzo, di cui, però sono costretto a svelare in parte il finale, in cui il figlio di Giacomo, il giovane Consalvo, divenuto principe alla morte del padre, si butta in politica e viene eletto prima sindaco e poi deputato… in una lista che oggi chiameremmo”di sinistra”, con tutti i privilegi del caso.
Torniamo al nostro caro Gattopardo principe di Salina, con cui il confronto è inevitabile. Il periodo è lo stesso, la società è la stessa, però con due grandi differenze… a parte il capolavoro di Luchino Visconti.
La prima è che il Gattopardo descrive la realtà da un unico punto di vista, quello del vecchio principe, che pur cercando di restare a galla, è consapevole di appartenere al passato, di cui cerca di preservare almeno la dignità. Memorabile è la pagina in cui il principe rifiuta il titolo di senatore offerto dai Savoia, indicando per quel seggio, con perfida e sottile ironia, il rozzo genero di Peppe Merda. I Viceré, invece, sono tanti, ognuno con il suo punto di vista, con le sue ambizioni, le sue poche grandezze e le sue miserie. In tal senso, le manovre del giovane principe Consalvo Uzeda per ottenere una poltrona in Parlamento sono perfettamente speculari al rifiuto del vecchio gattopardo, che rifiuta il seggio offerto senza sforzo.
La seconda differenza è che, pur narrando vicende familiari, il Gattopardo ha una dimensione “pubblica”, laddove le vicende dei Viceré sono molto più confinate in una sfera privata e quindi sono inevitabilmente molto più spietate e autentiche.
In conclusione, considerò i Viceré uno dei più bei romanzi della nostra letteratura.
A chi pensa che, in fondo, si tratta di vicende passate, di una famiglia di Catania di 150 anni fa, di cui, a parte la curiosità storica,non ci interessa niente, provo a sintetizzare la storia in un altro modo:
“I Viceré descrive le vicende di un gruppo di persone che, appartenenti senza merito ad una casta di privilegiati, cerca disperatamente, con ogni mezzo di conservare i propri privilegi, resistendo a qualunque cambiamento, possibilmente senza mai provare a lavorare o svolgere attività utili alla società”.
Adesso ci sembra ancora una storia tanto lontana?

Francesco Pasanisi

Attimi rubati…

Vorrei poter riavere indietro ogni attimo che non ho potuto vivere perché mi è stato rubato dalle mie paure.

Io, Alessandro Bruno

Gli assenti hanno sempre torto…

Molti scelgono di non essere presenti a sé stessi e di assentarsi dalla propria vita. Poi è inutile lamentarsi, gli assenti hanno sempre torto.

Io, Alessandro Bruno

Perfidia…

La vera perfidia è inoculare la zizzania e poi aspettare, con l’indifferenza dell’innocenza, che esploda come un virus.

Io, Alessandro Bruno

Ricordare e dimenticare…

Troppo spesso mi sono dimenticato di me e non c’è stato nessuno a ricordarmelo.

Io, Alessandro Bruno

Luce propria e riflessa…

Le stelle brillano di luce propria, chi si contenta di vivere di luce riflessa è una stella già morta.

Io, Alessandro Bruno

Viaggiare…

Molti viaggiano per fuggire, io viaggio per conoscere e imparare. E per scegliere di tornare.
Io, Alessandro Bruno

Opzioni…

 

L’esperienza significa conservare in uno scrigno tutte le opzioni scartate negli anni e rivalutarle col tempo.

Io, Alessandro Bruno