Monthly Archives: August 2015

Presenze discrete…

Una presenza discreta è una dolce carezza per un animo solitario.

Io, Alessandro Bruno

Valigie…

Le valigie sono più pesanti a causa non di cosa le riempiamo ma di cosa lasciamo fuori.

Io, Alessandro Bruno

Indecisione…

L’indecisione non è figlia del tempo preso per scegliere la migliore opzione ma, più spesso, della paura di scegliere quella sbagliata.

Io, Alessandro Bruno

Fotografie a colori…

Molti lasciano scolorire, per indolenza o viltà, le fotografie di chi amano e poi rimproverano ai soggetti di non essere fotogenici.

Io, Alessandro Bruno

Si viaggiare…

Quand’ero bambino gli aerei se li potevano permettere solo industriali e paperoni vari, i treni erano per poveri e per piccolo-medio borghesi. L’alta borghesia, al massimo, viaggiava in prima classe al doppio del prezzo.
Oggi il treno è diventato un lusso per nababbi quasi inavvicinabile e l’aereo, con i suoi controlli, file interminabili, disagi e prezzi stracciati, quel che fu il carro bestiame a basso costo.

La morale è che quando incontri qualcuno che ti dice che nella vita ci vuole equilibrio, se hai più di trent’anni, tu, non pensarci due volte: sputagli.

Le debolezze…

Le debolezze sono accettabili, finché non rintoccano come le campane di una condanna definitiva.

Io, Alessandro Bruno

Level 26 – Anthony E. Zuicker

Se qualcuno è riuscito a leggere un thriller di 350 pagine in 3 giorni alzi la mano. Eppure Zuicker mi ha obbligato a farlo con questo romanzo che ha il sapore di una sceneggiatura cinematografica.

Anthony Zuicker è il creatore della serie televisiva “CSI” in cui investigatori risolvono, grazie ad analisi delle scene di crimine e brillanti deduzioni, casi polizieschi intricati. In questo libro, edito nel 2009, si cimenta in un thriller che si voleva interattivo ed associato a spezzoni filmati da reperire sul net. Io, ignaro di questo lato internettiano ne ho letto solo la versione cartacea e, giusto perché sia chiaro sin da subito, l’ho trovato un ottimo thriller che mi ha spinto, pagina dopo pagina, fino alla conclusione, evidente come tutte le conclusioni dei romanzi di genere ma più che accettabile.

Il “Livello 26” è quello assegnato ai criminali inafferrabili, agli assassini che compiono efferatezze e che riescono sempre a farla franca. Il protagonista feroce, il “livello 26” appunto, è Sqweegel, il cui nome deriva dall’atroce rumore che uno dei suoi crimini ha lasciato nelle orecchie di un povero testimone. Inafferrabile e trasparente, Sqweegel è uno che non lascia nessuna traccia, nulla da cui recuperare un briciolo di DNA, un indizio qualunque ed ora decide di tornare a giocare con una delle sue vittime passate, un investigatore che, come molti investigatori letterari, è finito in pensione precoce ad alcolizzarsi e che è costretto, da tutta una serie di interferenze nella sua paciosa vita a Malibu, a misurarsi ancora una volta con questo temibile nemico.

Nel libro c’è di tutto, uomini di stato sporchi fino al collo, poliziotti dubbi, violenza a profusione, odio, enigmi, uccisioni fantasiose ed inseguimenti al cardiopalmo, è un condensato di una serie televisiva ad alta intensità dove il ritmo è talmente veloce ed incalzante che non si ha il tempo di sottolineare con la matita blu ogni incongruenza o assurdità che puo’ emergere. L’eroe negativo è troppo negativo per essere vero, troppo infallibile, eppure, pagina dopo pagina, non importa, bisogna capire come fanno ad afferrarlo, se mai riusciranno ad afferrarlo. Durante questa rincorsa mozzafiato sono riuscito ad empatizzare un po’ con tutti, persino col criminale, mi sono interessato ai personaggi, non certo complessi ma neanche di quelli unidimensionali fino alla noia nelle cui pallide vite ci trascinano altri thriller di categoria nettamente inferiore.

Oh, siamo chiari, stiamo parlando di un thriller non di un’opera immortale della letteratura mondiale, quindi, fatta chiara questa specifica politically correct e abbastanza spaccacoglioni che si legge ovunque e che ci si sente obbligati a fare ogni volta che ci si addentra in territori non sdoganati da intellettuali autonominatisi tali, liberiamo la mente da ogni pregiudizio e chiediamoci: cosa mi aspetto da un romanzo thriller? Azione, suspense, paura, intrigo? Se la risposta è si, allora, parbleu!, questo romanzo è un capolavoro del genere, sia che lo si legga fra schizzi marini di acqua salata o in un divano quando fuori fa freddo e gli spifferi fanno sbattere le finestre e ci fanno paura. E’ un telefilm su carta, è una promessa di svago assolutamente mantenuta. Zuicker ha capito che era bravo a tirarci fuori soldi ed ha scritto una trilogia ed io, alla faccia degli snob, sin da stasera mi attacco al secondo volume.

Io vi ho avvertito, voi fate come volete.

Città dopo città…

Fondersi nelle città fino a conoscerne la gente, desiderarne la storia, il profumo dell’aria di notte. Viaggiare è sentire, è ricordarsi di imparare a vivere.

Io, Alessandro Bruno

Lasciar andare…

E’ difficile rassegnarsi a lasciar andar via non le persone ma le emozioni che ci hanno provocato.

Io, Alessandro Bruno

Il Codice 632 – José Rodrigues Dos Santos

Il bello dell’estate è, per me, lanciarmi in letture di genere meno impegnativo, spezzare il ritmo con avventure leggere ed intriganti, alla scoperta di misteri, veri o presunti, della storia.

José Rodrigues dos Santos lo avevo in linea di mira da qualche tempo, questo ex giornalista, del tg delle venti sul canale nazionale portoghese, si è lanciato nella stesura di best sellers su enigmi storici, sulla scia di Dan Brown che, con il suo Codice da Vinci, ha completamente sdoganato la letteratura di genere. Complice il mio compleanno che, opportunamente, si presenta nel bel mezzo dell’estate, mi trovo questo libro, bello impacchettato, fra le mani.

Ne “Il Codice 632″ un universitario viene ucciso mentre indaga sulle origini di Cristoforo Colombo, una misteriosa organizzazione ne assume un altro, Tomas Noronha, giovane ed intelligentissimo, che assume il gravoso incarico e porta in giro il lettore sulle tracce dell’esploratore genovese per scoprire che, forse, tanto genovese non era.

Il libro viaggia nelle prime pagine con piacevole scorrevolezza, i personaggi son ben disegnati e l’intrigo si dipana con ritmi accettabili e sufficienti per entrare in questo universo enigmatico e misterioso. Indipendentemente, poi, dall’inchiesta e dai suoi sviluppi, che vengono rivelati, a mio parere, con eccessiva lentezza e ripetuti con inquietante ripetitività, dando una spiacevole sensazione di allungare un brodo che comincia a raffreddarsi, i viaggi del protagonista si concatenano con eccessiva velocità. Ad esempio non si capisce con chiarezza perché questi è andato a cercare una traccia proprio in Israele quando alla fin fine cio’ che cerca è solo una consulenza con un sapiente rabbino. Il Portogallo, Paese di appartenenza del personaggio principale, rigurgita storicamente di studiosi di cabala e di cultura ebraica, perché far viaggiare fin nel medio oriente questo povero universitario cosi’ già tanto attanagliato da preoccupazioni familiari e professionali?

 

Sono piccoli dettagli che se si asciugano sotto il sole che batte sull’ombrellone disturbano comunque ad una lettura più attenta e, per prendere in prestito un termine dall’industria cinematografica, “immersiva”.

L’idea di mettere in dubbio, su basi più o meno solide sotto il profilo storico, le origini di Colombo è intrigante e divertente, molti dei quesiti posti nel libro ce li possiamo essere già posti noi (com’è possibile che un povero figlio di mercante di Genova venga ammesso nelle esclusive corti Spagnole e Portoghesi e, non contento, riesce anche ad ottenere i favori reali per avere a disposizione navi ed equipaggi?) e il viaggio, fantasioso ed affascinate, alla ricerca delle risposte ha un suo indiscutibile interesse.

Dos Santos scrive bene, non è accattivante come altri mostri sacri del genere, ma resta gradevole, pero’ cio’ che mi ha fatto terminare il libro con un sonoro “Bah” è stata la freddezza chirurgica con cui la trama è sviluppata, appoggiata su tutto sommato inspiegabili omicidi, presunte corse contro il tempo, un senso di ansia che rimane solo sullo sfondo ma che, dopotutto, non travolge, non fa realmente sentire il professorino davvero in pericolo. Peccato che il lettore si accorga chiaramente sia del mezzo che del fine quando la vita familiare del protagonista viene messa in mezzo per provocare empatia. Tutto troppo studiato a tavolino, tutto troppo disegnato per estrarre monetine di latta dalla slot machine para-letteraria.

Insomma, parliamo di un libro accettabile per distrarsi, se ve lo regalano, ogni altra azione positiva come prenderlo in prestito in biblioteca o, addirittura, andarlo a comprare, rasenta una forma di masochismo che dovrebbe dirigere l’ignaro acquirente ad indagare le cause di cotanta violenza nel profondo del suo animo.