Monthly Archives: January 2014

L’euforia…

L’euforia fa volare ma col carburante della riserva e va usata con parsimonia. Per non cadere, vuoti, in picchiata.

Io, Alessandro Bruno

Gente triste…

Le persone sempre tristi sono nuvole eternamente scure, a cui non basterà piovere ettolitri di sfoghi per tornare bianche.
Sono nuvole, dal cuore talmente gonfio di rimpianto, che diventano enormi, fino ad oscurare anche il tuo cielo.
Se vuoi tornar a vedere il sole, purtroppo, devi soffiare per invocare il vento, quello freddo e duro, perché le sposti.
Il cielo terso è, spesso, una dolorosa scelta costellata di solitudini.

Io, Alessandro Bruno

Strade tortuose…

I vigliacchi percorrono sempre strade tortuose. Per non incontrare se stessi.

Io, Alessandro Bruno

Pull the trigger…

Quelli che amano fare la guerra non si rendono conto che, spesso, sono ancora vivi perché di fronte c’è qualcuno, più buono di loro, che non  preme il grilletto.

Io, Alessandro Bruno

Schermi…

Gli schermi non riparano, nascondono. Io amo il rischio del reale, gli occhi di plastica non riempiono.

Io, Alessandro Bruno

Pesi morti…

Se spendessimo nella cura di noi stessi le stesse energie che impieghiamo per conservare i pesi morti che appesantiscono la nostra vita, non solo saremmo più leggeri ma il tempo passato sarebbe meno amaro.

Io, Alessandro Bruno

Mucho Mojo – Joe R. Lansdale

Ci son romanzi che leggi perché un giorno senti che devi leggerli, altri perché t’è piaciuta la copertina in una libreria, altri ancora perché t’incuriosisce il nome di un autore, un nome su cui inciampi spesso, talmente spesso che ti sembra inevitabile incontrarlo. A decidere non sei tu, è il destino di un libro che s’infila nella tua vita.

E’ quello che m’è accaduto con John Lansdale e col suo secondo romanzo, il preferito dall’autore stesso come da lui più volte ribadito. Magari non sarà giusto, probabilmente inelegante ma se un genitore ti dice che ha un figlio preferito, beh, tu guardi quello per primo, soprattutto dopo che ti è stato consigliato, come nel mio caso, da qualcuno di autorevole nel mondo dell’editoria.

Mucho Mojo è una storiaccia, davvero una brutta storia vissuta da due amici, Hap, un bianco che non ha nell’ambizione il suo punto di forza, e Leonard, un nero omosessuale e dal brutto carattere che eredita una casa da uno zio col carattere ancora più brutto.

Quella casa nasconde un terribile segreto, delle piste confuse partono in varie direzioni, Hap e Leonard decidono di seguirne qualcuna e, lentamente, affondano in un pantano melmoso fatto di violenza, di emarginazione, di droga, di pedofilia. La polizia gira alla larga, dai negri (si ho scritto proprio negri, con la G) ancor di più, in fondo la polizia gira alla larga dalle rogne.

Nella bruttezza spesso ci sono rasoiate di bellezza incandescente, una è Florida, un’avvocato, giovane, seducente, bella, nera come Leonard, come tutto il quartiere, come la distanza che separa due mondi che s’incontreranno fra secoli, solo quando gli sguardi obliqui, quelli che dividono i colori della pelle, si spegneranno. Un’altra bellezza è quella di MeMaw, vecchia come la saggezza, cuoca impagabile, tenera cassaforte di ricordi, fragile, troppo, per fortuna.

Nel romanzo si rincorrono assassini passati, forse presenti, sesso, amicizia, fiducia e diffidenza, spacciatori e vittime, giustizieri e poliziotti onesti e neri. Mojo è il sesso e la magia, lo spiega Florida. La magia, del sesso e non solo, può essere anche magia nera, terribile, di quelle da cui proteggersi. E nel libro c’è Mucho, Mucho, Mucho Mojo, ma un mucho che non è mai troppo, è addirittura insufficiente, perché è ben dosato, come ogni incantesimo.

Sono rimasto attaccato al libro, come attaccato ad un piacere tantrico, che si vuole prolungare perché resti bene dentro, come incastrato e cristallizzato. Il ritmo era dettato non dal libro, che suggeriva una corsa folle, ma dal solo piacere, unico termometro che stabiliva quando accelerare e rallentare. Questo libro è stata una rivelazione su un autore, un giallo con implicazioni molto più profonde di un semplice caso irrisolto, un noir dai risvolti umani e sociali, risvolti emotivi e fisici, risvolti ancestrali.

Mucho Mojo è effettivamente magia, una magia strana, che ti lascia in bocca un sapore di amaro e di sudore, una magia incastonata in poco più di trecento pagine che rasentano la perfezione.

(Ho letto:Mucho Mojo di Joe R. Lansdale,tradotto da Vittorio Curtoni,edito da Einaudi)

Prendersi gioco…

Non ho mai visto nessuno prendersi gioco di qualcuno che non si sia reso, in qualche modo, ridicolo.

Io, Alessandro Bruno

Fare e volere…

Misuro la gente da quello che fa non da quello che dice di voler fare.

Io, Alessandro Bruno

Troppo impegnati…

Quasi tutti quelli troppo impegnati a vivere sono già morti.

Io, Alessandro Bruno