Monthly Archives: December 2013

Fine…

Io sono un malinconico e non amo nessuna fine, neanche quella di un anno. Ogni fine mi lascia sempre un sapore di incompiuto.

Io, Alessandro Bruno

Di sfide, disprezzo, maturità e piloti…

La Morte accetta sfide e disprezzo solo dalla gioventù. Dalla maturità pretende rispetto.
E’ l’intransigenza di chi conosce il segreto del Tempo.

Io, Alessandro Bruno

Singolare/Plurale…

A volte mi chiedo se la gente voglia il bene del prossimo o i suoi beni.

Io, Alessandro Bruno

Rinunciare e combattere…

Imparare a rinunciare è difficile solo per chi ha già imparato a combattere.

Io, Alessandro Bruno

Vecchie foto…

L’affetto trascurato è come una vecchia foto che sbiadisce; la si guarda sempre con piacere ma non ritroverà mai più la stessa brillantezza.

Io, Alessandro Bruno

Auguri…

Auguri, a chi ci Crede ed a chi no, a chi vuole, a chi desidera, a chi ha rinunciato, a chi è alla fine del filo, a chi comincia, a chi corre ed a chi rallenta, a chi cerca di capire. Auguri a chi vive.

Io, Alessandro Bruno

Vigilia…

Esser stati bambini e strabuzzare gli occhi per delle luci colorate. Tornare a farlo da adulti, per l’amore che si è avuto, per quello che si è dato, per quello che si da, per quello che si vorrà.
Altrimenti, forse, non c’è mai stata famiglia. E mai ci sarà.

Io, Alessandro Bruno

Il tempo…

Il tempo è un regalo che molti accettano e che pochi offrono.

Io, Alessandro Bruno

Specchi…

Gli specchi dei mediocri son tutti rotti.

Io, Alessandro Bruno

La fine del mondo e il Paese delle Meraviglie – Haruki Murakami

Un prodigioso informatico, una ragazza cicciotta  che lo attrae terribilmente, suo zio, uno scienziato brillante che studia la creazione del silenzio e che stampa subconsci come cd pirata, una libraia che in poche ore sa essere l’amante e la compagna di una vita, due feroci sicari violenti. Un mondo orribile, fra creature invisibili e un’esistenza sbiadita, che ingloba, apre su un altro mondo, dove riposano le ombre di ognuno di noi, ma ombre come anime, forse si, ma soprattutto l’ombra, quella che si riflette grazie alla luce, che vive di vita propria, lontano da noi, dal nostro corpo. Deve essere strano vivere senza ombra, anche quando c’è il sole. La fine del mondo e il Paese delle Meraviglie è un romanzo murakamiano che più murakamiano non si puo’ dove la soglia incerta fra il reale e l’irreale, il visibile e l’invisibile è quantomai impalpabile e sottile. L’assurdo dell’esistenza, pur nella ricerca profonda di menti attive e di vite che sembrano piene, si rivela in tutta la sua forza in un mondo popolato, invece, da unicorni, ombre e muri invalicabili. Non è un universo descrivibile quello di Murakami, ancor meno quello che ci è proposto qua, raccontarlo come un fatto staccato dalla pagina del libro su cui è impresso, sarebbe trasporlo in un mondo che si sbriciolerebbe, come un’ombra che fugge da noi stessi. Murakami va seguito nel suo mondo, come Alice nel Paese delle Meraviglie (a cui il titolo del romanzo, naturalmente, si ispira) seguiva il bianconiglio in un buco lungo e misterioso. La fine del mondo e il Paese delle Meraviglie è un libro senza suoni e fatto di ombre che ti ingloba e ti mette a sedere su una finestra mentre sorridi o inorridisci. Il diabolico giapponese non ti porta a passeggio, ti culla e ti fa addormentare mentre ti infila aghi da agopuntura nei centri nevralgici dei tuoi interrogativi inconsci. Questo libro è fantastico,  come il suo autore che, misteriosamente, è ancora trasparente agli occhi di chi consegna Nobel per la letteratura, evidentemente troppo impegnato a risolvere i propri problemi di stitichezza.