Daily Archives: September 2, 2013

Il tempo è un bastardo – Jennifer Egan

Ho sempre pensato che i premi letterari fossero una volgare operazione di marketing per scrittori ammiccanti e benevoli verso il potere, per un editore che è meglio non inimicarsi, per un pubblico di capre acritiche che comprano il premio stampato sulla fascetta che abbraccia la copertina invece del contenuto. (E, detto inter nos, finché continueranno a negare a Murakami il Nobel per la Letteratura il fumus di non essere proprio in errore mi rimane).

Nel 2011 vince il Premio Pulitzer ( e i 10.000$) tale Jennifer Egan, autrice a me totalmente sconosciuta ma una bella donna, dalla faccia simpatica e lo sguardo sveglio.

Come mio solito, scartabello giornali, scovo informazioni, navigo in rete e cerco di capire. L’editore è convinto di avere in mano un prodotto di qualità e un pubblico variegato, con entusiasmo, forse eccessivo ma dall’apparenza sincero, applaude alla scrittura della Egan. Ma io sono un diffidente, così continuo le indagini. Ho seguitato a leggere critiche e, soprattutto, ho letto varie interviste di Jennifer Egan (una l’ho persino stampata e conservata) e incredibilmente, non mi sembra un’imbecille, categoria in cui, purtroppo, m’imbatto, ahimè, fin troppo di frequente.
Il dado è tratto. Mi procuro i due testi sacri della scrittrice e comincio a leggere.

Inizio dal Premio Pulitzer perché così, se non dovesse piacermi, avrei un alibi di ferro per non leggere l’altro e rivenderlo.

A Visit From the Goon Squad tradotto in Il tempo è un bastardo è un romanzo che parla di gente e di tempo che passa, di progetti e di aspettative. E’ fondamentalmente un romanzo che si può riavvolgere come una musicassetta di vent’anni fa, riascoltarlo ed immalinconirsi pensando ai suoni spuri, al nastro sputato dal mangianastri, alla matita per riavvolgerlo e, fondamentalmente, all’autenticità dello sguardo di quando si aveva ancora tanta strada da fare.

I personaggi principali son Bennie, un produttore discografico, e la sua assistente Sasha. Entrambi ex qualcosa, lui ex musicista, lei ex adolescente problematica, cleptomane e in fuga a Napoli (non potevo restare indifferente a questo dettaglio).

Loro son radici, poi il libro cresce come un albero genealogico, si sviluppa in ramificazioni corte, come un bonsai. I personaggi son tutti intrecciati, in un modo o nell’altro, si incontrano, si corteggiano, si accoppiano e si scoppiano o scoppiano tout-court. Crescono. Mentre il tempo passa. I musicisti punk belli e sfrontati si slabbrano, cadono in pezzi e sognano uscite di scena spettacolari, le coppie innamorate si appiattiscono nella routine, i bambini crescono e domandano, figli difficili che poi diventano uomini e donne e si sostituiscono agli adulti che, intanto, son diventati troppo adulti, quasi vecchi, fermi sulla soglia.

Come un flash, in un lampo. Perché il tempo passa in un lampo. Con lo scorrere dei capitoli scorrono anni ed un’intera generazione. Un nastro che si srotola in un registratore di carta e spongioso come la memoria. La mente vola, nei ricordi e si distrae e si ritrae, forse per prender fiato. E’ un libro strano, che ti arrotola, nella celluloide o nell’ovatta. E’ a colori, dei colori del ricordo, del passato che sembra fosforescente come un evidenziatore, che stride col presente che appare monocromatico, fatto di contrasti, solo di contrasti, fra persone, persone come colori, come il bianco e il nero.

Poi leggi l’ultima pagina e ti sembra l’ultimo petalo strappato dalla margherita che ondeggia verso il suolo.

Non so se Il tempo è un bastardo meritasse il premio Pulitzer, non ho letto i libri concorrenti, di sicuro ha meritato il tempo che c’ho messo per leggerlo, un tempo che m’è sembrato meno bastardo del solito. Però so che lo è. Ed allora conservo ancora per qualche tempo l’altro volume della Egan, intitolato ‘Guardami‘, perché, col tempo, ho imparato ad essere bastardo anche io ed il tempo, stavolta, deve aspettare.

Ho letto: Il tempo è un bastardo In Italia è edito da Minimum Fax