Monthly Archives: August 2013

Memoria corta e pretese larghe…

La gente ha la memoria corta e pretese larghe.
La gente ha il cervello slabbrato.

Io, Alessandro Bruno

 

Non fare…

Il non fare è, molto spesso, più suicidario di un’azione decisa e spericolata.

Io, Alessandro Bruno

Realtà virtuale…

Della realtà virtuale amo solo la realtà, del virtuale non so che farmene.

Io, Alessandro Bruno

Maturità…

La vera maturità si raggiunge, probabilmente, in quel momento preciso e luminoso in cui ti rendi conto di non aver capito un cazzo durante tutti gli anni precedenti.

Io, Alessandro Bruno

Giorni speciali…

I giorni speciali sono giorni banali come gli altri ma in cui si è saputa cogliere un’opportunità.

Io, Alessandro Bruno

Onomastico e santità…

Ogni 26 Agosto, giorno in cui festeggio il mio onomastico, m’interrogo sul significato di “Santità”. Forse è credere, per quanto piccoli, anche ai propri miracoli.

Io, Alessandro Bruno

Le città…

Gli artisti non hanno bisogno di città, vivono in viaggio.

Io, Alessandro Bruno

Zero Zero Zero di Roberto Saviano

La linea di demarcazione fra giornalismo e prostituzione é, oggi, sempre più confusa. I giornalisti sono sempre più creatori di opinione, bracci armati di penna, dall’inchiostro terribilmente scadente, megafoni dimentichi della loro funzione primaria: fare informazione. Fare, non creare. Fare non inventare, manipolare, strumentalizzare. Fare.

Saviano è un giornalista e fa. Non mi è particolarmente simpatico perché a mio avviso ha permesso, ingenuamente, che qualcuno gli incollasse addosso l’abito da predicatore e il suo terribile messaggio di denuncia diventasse nazionalpopolare e, dunque, debole, banalizzato, sminuito.
E, così, mentre la gente discetta delle gravi denunce di Saviano davanti ad un bel piatto di pastasciutta e, magari, chissà, arricchisce il furbacchione di turno, politically correct e dalla faccia da bravo ragazzo che sventola in tv la sua bonomia, il buon Roberto non solo passa per un gran rompiscatole, traditore della propria terra e nunzio di sventura, ma vive anche sempre sotto scorta una vita che non oso immaginare.
A volte mi chiedo se i buoni, quelli veri, non siano anche davvero i fessi, quelli veri.

Comunque al di là della digressione sul personaggio pubblico Saviano (digressione gratuita ed arbitraria, ne convengo, ma va bene così visto che il sito è il mio e ne faccio il cazzo che voglio) vorrei ora soffermarmi sul suo ultimo libro che ho terminato di leggere proprio ieri.

Il tema è la cocaina, la tesi che Saviano vuole dimostrare è che oggi la cocaina è molto più diffusa e capillare di quanto crediamo e ci vogliano far credere e che il suo fenomeno non è circoscrivibile ad una serata ‘un pò su di giri’ di ricchi figli di industrialotti brianzoli. C’è molto altro dietro, attorno, dentro, sopra e sotto e non solo c’è molto altro, ci sono molti altri, ce ne son tanti, che studiano e pianificano trasporti, contatti, reti, mani che toccano, sparano, pagano e oliano.

La storia di tutti i giorni da quando è stato creato il mondo, dov’è la novità?
La novità sta nel fatto che, volente o nolente, che sia giusto o sbagliato, la cocaina è stata sdoganata prima di tutto nella mente di quelli come noi che, alla fin fine, tolleriamo la sua presenza fra di noi. E’ il segno dei tempi? Probabile ma ciò non toglie che almeno il tempo per una riflessione vada preso.
Perché? Perché la cocaina è illegale. E’ un concetto banale ma oggi, nella società dei festini hard dei gestori del potere, delle opposizioni più molli dei genitali di un arzillo anziano senza viagra, del ‘ma che ce ne fotte, tanto lo fanno tutti’, si è perso il significato dell’illegalità.

Saviano non ce lo insegna questo significato, non credo sia neanche il suo scopo, però ci illustra i passaggi, i retroscena, i personaggi, i meccanismi che soggiacciono ad un sistema, globalizzato e moderno, nutrito e arricchito dall’accettazione, ad ogni livello, dell’illegalità.

Che piaccia o no, comprare cocaina arricchisce un certo malaffare. Che piaccia o no, rende complici, direttamente o indirettamente. E’ un fatto. Personalmente me ne frego del giudizio morale sul consumatore di stupefacenti, però se voglio analizzare un fenomeno, non posso prescindere dai fatti. E nel libro trovo fatti, a patto, certo, di dare credito e fiducia al suo autore. Io ho deciso di farlo, perché mi son rotto anche un po’ i coglioni di demonizzare, ogni santa volta, chiunque decida di dire qualcosa che ci richiami ad una responsabilità individuale. Oramai ci si è talmente fusi nella massa che si rifiutano anche responsabilità banali, come quella di misurare le conseguenze del nostro operato, anche se siamo semplici individui sprovvisti di ogni potere o controllo diretto su sistemi grandi e complessi come quelli criminali.

La verità è che tolleriamo, tutti. Perché tollerare è meno stancante ed impegnativo.
Io sono uno che tollera, sia perché sono tollerante, sia perché alla base me ne frego, perché non giudico il mio prossimo, perché ritengo che ognuno debba valutare da se ciò che ritiene giusto per se stesso. Però se rifiutassi anche l’invito a riflettere, a guardare le cose prendendo una certa altezza per avere una visione d’insieme, se rifiutassi di leggere i nessi di casualità, i legami che dettano certi fenomeni, allora rifiuterei anche di comprendere la realtà e le responsabilità che ne conseguono, per la società tutta, per chi la pilota e per ciascuno di noi.

Zero, zero, zero è un libro duro perché è un libro semplice, talmente semplice da sembrare un videogioco ma i videogiochi sono ispirati dalla realtà dove non solo i bambini giocano a guardie e ladri, dove si viene investiti da cose più grandi, dove ci si trova invischiati in pantani da cui poi non si esce più, dove si stringono mani che non si sarebbe mai voluto stringere. Ci si brucia, ci si mozza, ci si uccide, in un girotondo, planetario, trasversale, sudamericano, calabrese, europeo e asiatico, finanziario, bancario, negli uffici e nella strada, nei vicoli, nelle piazze, sui mari.

Ovunque.

Perché la cocaina va ovunque, perché l’essere umano va ovunque, nonostante stia diventando sempre più sordo.

Io, finché potrò, ascolterò chi mi porterà una fotografia della realtà. Mi sforzerò di capire, forse non condividerò, sicuramente mi creerò la mia opinione, di certo rispetterò ancora ed ancora chi avrà da dire qualcosa, anche se vogliono far passare questo qualcosa per le urla di un pazzo.

Zero Zero Zero è un bel libro, asciutto, pulito, comprensibile, logico. Terribile.

Saviano, se c’hai voglia e forza, continua a urlare.
Magari non te ne frega un cazzo ma, che tu mi sia simpatico o meno, io ascolterò.

Riflettere…

Riflettere è rimandare luce, è pensare, è un atto di generosità. L’opacità assorbe, è l’egoismo dell’essere.

Io, Alessandro Bruno

Piangere…

Il piangere lo si impara da bambini ma il senso profondo lo si comprende solo da adulti.

Io, Alessandro Bruno