Monthly Archives: March 2013

Resurrezione…

I semplici se ne ricordano solo a Pasqua. I saggi e i coraggiosi ad ogni risveglio.

Io, Alessandro Bruno

Dimenticarsi di te…

La vera solitudine non è quando la gente si dimentica di te, ma quando fa finta di farlo.

Io, Alessandro Bruno

Gli uccelli…

Gli uccelli non sanno parlare perché se cominciassero a farlo, come gli uomini, smetterebbero di volare.

Io, Alessandro Bruno

Sacrificarsi per gli altri…

Sacrificarsi per gli altri significa dialogo e scelte, non sanguinare di nascosto.

Io, Alessandro Bruno

Pazienza…

Come fa ad avere pazienza chi detesta anche il solo scorrere del tempo?

Io, Alessandro Bruno

Rancoroso…

Io non sono affatto rancoroso. E’ la mia memoria che lo è.

Io, Alessandro Bruno

Salon du Livre, Paris – 2013

Gli inviti del generoso Magazine Littéraire sono arrivati puntuali. Confesso che quest’anno ero impaziente di andare a questo salone, soprattutto dopo la delusione dell’anno scorso, nonostante il riflettore fosse puntato sulla, a me tanto cara, letteratura giapponese.

Stavolta son andato di sabato, non di venerdi’. Il sabato è il giorno clou, quello dove partecipano gli autori vedette ed effettivamente, sotto questo profilo, non son stato deluso vista la presenza del sagace Carlos Ruiz Zafon e di vari Premi Goncourt, compreso quello di quest’anno, il brillante Ferrari. Interessanti le loro conferenze e scambi col pubblico, purtroppo rovinati dai soliti giornalisti e dalle loro domande che trasudavano l’ansia di dimostrare di non essere degli imbecilli. Fallendo anche stavolta miseramente.

Il tema di quest’anno è la Romania ed i suoi autori, spesso cresciuti sotto l’ombra pesante della dittatura di Ceaucescu. Ma non ho capito dove fosse lo stand dedicato alla Romania, non ho visto in calendario nessuna conferenza, intervista di un autore rumeno. Insomma pur volendo comprare un libro di uno dei numerosi autori che dovevano esser presenti non avrei saputo quale scegliere, né dove trovarlo. Rimane il difetto di questo salone di lasciarti solo ed abbandonato, con una cartina confusa e senza neanche un’indicazione sul dove andare e come arrivarci. Magari son io a non averlo notato ma questo non assolve l’organizzazione il cui ruolo è quello di portare, per mano, il pubblico, il suo pubblico, nel cuore pulsante del salone.

Fortunatamente ho avuto l’opportunità di intrattenermi a scambiare quattro chiacchiere con il simpatico Tonino Benacquista (di cui ho apprezzato molti libri ma soprattutto Saga, quello che ritengo essere il suo vero capolavoro) e con l’elegante Laurent Gaudé (di cui proprio recentemente ho recensito su questo sito il libro Pour seul cortège) grande appassionato di Napoli e dei suoi misteri. Scambi fra appassionati, soprattutto fra uomini e non solo mercanti, che hanno arricchito molto questa giornata.

Tante session di autografi, scrittori entusiasti e qualche attore amante della penna erano interpunzioni piacevoli nel cammino lungo i corridoi fra gli stand, da rilevare la fastidiosa la presenza di due personaggi politici di spicco, Bayrou e Guaino, e del loro corteo di microfoni e telecamere nettamente superiore a quello schierato per Zafon (poi ci si domanda perché il disprezzo dei giornalisti è cosi’ diffuso). Per fortuna l’interesse del pubblico era rivolto ai veri autori, molti passavano per curiosità, gettavano uno sguardo, come allo zoo, per poi allontanarsi velocemente, lasciandoli ai loro lacchè televisivi e della carta stampata.

Alla fin fine la sensazione che ebbi l’anno scorso che questo Salon du Livre sia solo un enorme negozio, permane. Fastidiosa. Avrei voluto più spiegazioni, indicazioni, entusiasmo, presentazioni di autori giovani, emergenti. Le correnti letterarie soggiacenti non si vedono, vanno percepite, districandosi fra curiosi e chiassosi avventori.

Probabilmente la mia attesa di un Salon du Livre come un tempio temporaneo eretto al libro come oggetto commerciale ma anche come scrigno di umana sapienza, di incontro, di comunione, resta un’attesa esigente e irrealizzabile.

Tornero’ nel 2014, sempre con le mie speranze in tasca.

Porte che funzionano al contrario…

Le ferite del cuore sono porte che funzionano al contrario. Quelli che lasciano il nostro cuore escono dalle ferite piccole. Da quelle grandi non esce mai nessuno.

Io, Alessandro Bruno

La porta dei sogni…

La porta dei sogni è custodita dalla pigrizia. La costanza è la chiave per aprirla.

Io, Alessandro Bruno

Casseforti piene…

Se contassimo tutti i sorrisi che abbiamo messo via, senza regalarli a nessuno, sapremmo di averne casseforti piene. Solo di tristezza.

Io, Alessandro Bruno