Monthly Archives: January 2013

Autostima…

Il premio per saper difendere la propria autostima è, spesso, la libertà.

Io, Alessandro Bruno

L’incredibile…

L’incredibile diventa credibile quando lo si realizza. Quindi l’incredibile non esiste. Ma esiste il provare a fare.

Io, Alessandro Bruno

Le sciocchezze altrui…

Dar spazio alle sciocchezze altrui a scapito di se stessi non è segno di bontà ma di debolezza. E’ la vanità di sentirsi importanti per gli altri quando non si è capaci di esserlo per se.

Io, Alessandro Bruno

Un respiro rauco…

La commovente semplicità della battaglia per la vita si condensa in un respiro, rauco, faticoso e lento ma inesorabilmente indomito.

Io, Alessandro Bruno

Le bandiere…

Le bandiere riempiono il vuoto lasciato nella testa di chi ha perso o, forse, mai avuto il cervello.

Io, Alessandro Bruno

Obbligo…

Obbligo è il nome che diamo ad una scelta che abbiam lasciato fare a qualcun altro al posto nostro.

Io, Alessandro Bruno

Le parole della notte…

Il giorno non sa parlare, le uniche parole vere son quelle della notte.

Io, Alessandro Bruno

Strillare nei megafoni…

Gli stupidi adorano strillare nei megafoni, come tv, giornali ed internet, grazie ai quali possono raggiungere un numero di persone più alto. Forse temono che rimanga ancora qualcuno che li ritenga intelligenti.

Io, Alessandro Bruno

Cosmopolis – Don DeLillo

“Chiuse gli occhi contro il dolore. Era un gesto assurdo, ma poi acquistò significato, in modo intuitivo, come atto di concentrazione, il suo coinvolgimento diretto nell’azione degli ormoni antidolore” (pag. 134)

Cosmopolis è un gesto assurdo che acquista significato, in modo intuitivo. Contro il dolore. Come chiudere gli occhi. Il tutto in una lunga giornata, un’assurda corsa immobile, nel traffico della metropoli, un traffico talmente assurdo e ingarbugliato che  c’è tempo di far l’amore e di pranzare, di comprare azioni e di interrogarsi sulla gravità della prostata asimmetrica.

Eric Packer è ricco, presumibilmente bello e se ne va in giro nella sua limousine, troppo lunga e troppo blindata ma non sufficientemente per proteggerlo da un assassino che sembra essere sulle sue tracce. Le guardie del corpo di Eric sono in ansia, Eric no, lo è per la prostata asimmetrica ed anche per lo Yen, su cui ha investito tutto, troppo, il superfluo. Un viaggio lento e lungo un giorno, in mezzo al traffico.

Come nella vita che va troppo veloce, l’unico momento per porsi domande e cercare qualche, insoddisfacente, risposta è quando si è costretti a fermarsi. Il mondo è frenetico e spericolato, la gente si rovina, è rovinata, nell’indifferenza o nella fretta. Compra e vendi. Rapidamente. Come lo yen che crolla e Packer rischia il fallimento.

Ci si avvicina e ci si allontana da Eric Packer e dal suo mondo come appesi ad un elastico, come se osservassimo da una lente distorta, da uno strambo caleidoscopio. Inebriante e incomprensibile, questo è Cosmopolis. Più inebriante che incomprensibile ma in ogni caso angosciante. E’ questa la realtà che viviamo?

Magari non ce ne rendiamo conto ma innumerevoli Eric dalle facce diverse ci attraversano la strada in continuazione, ci imbottigliano nel nostro traffico intellettuale ed esistenziale. Gli altri. E noi. Tutti un po’ Eric, meno ricchi, forse più impauriti ma meno pronti alla morte perché, in fondo, chissà Eric è già morto in qualche modo, troppo ricco e troppo giovane. Magari la morte è l’ultimo brivido che davvero gli resta, per sentirsi vivo e non indifferente della sua limousine, del suo aereo assurdo e sproporzionato, fondamentalmente inutile, di sua moglie, povera e semplice, fondamentalmente umana.

Cosmopolis è un viaggio lento e veloce al tempo stesso, una discesa sulle montagne russe, una frenata di botto, una pillola di ecstasy che ti rivela la realtà. Come in un sogno.

(Ho letto Cosmopolis nell’edizione Einaudi 2006, traduzione di Silvia Pareschi)

L’eccellenza…

L’eccellenza non può essere un obiettivo, deve essere la regola.

Io, Alessandro Bruno