Monthly Archives: December 2012

Buon 2013

Buon 2013 a chi vorrà che sia bello, a chi ce la metterà tutta perché sia bello e buon 2013 alla Fortuna, perché trovi chi la sta cercando.

Io, Alessandro Bruno

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Note che non possono esser suonate…

Ci son note che non possono essere suonate ma solo lette. Alcuni le chiamano parole.

Io, Alessandro Bruno

Il passato…

Il passato, per non sparire, invade il presente per cancellare il futuro.

Io, Alessandro Bruno

La sensibilità offesa…

La sensibilità offesa non cicatrizza mai. Incancrenisce e poi muore.

Io, Alessandro Bruno

In controsenso…

Molta gente supera se stessa. In controsenso.

Io, Alessandro Bruno

Vivere un giorno speciale…

Vivere normalmente un giorno speciale è rinunciare a stupirsi. E’ rinunciare al proprio sguardo infantile. E’ essere già vecchi.

Io, Alessandro Bruno

Il senso di una nascita…

Il senso di una nascita puo’ esser colto solo da chi non è già morto.

Io, Alessandro Bruno

Abbagliato…

Mi tuffo spesso nelle luci perché solo abbagliato, vedo veramente.

Io, Alessandro Bruno

Calde acque…

Nuoto spesso nelle calde acque della malinconia; resisto con difficoltà alla tentazione di annegarci.

Io, Alessandro Bruno

L’arte di Correre – Haruki Murakami

Che senso ha correre? Riscoprire un corpo, il proprio, e i suoi limiti. Misurarsi e fondersi in un insieme completo, assoluto ed incomprensibile. Nell’affanno o la frescura, la sfida di compiere una Maratona, come a Maratona, come migliaia di anni fa. Come da sempre. Perché si è uomini, e gli uomini corrono. Corrono per inseguire, se stessi, i sogni, i desideri, una frase o un libro intero. O forse una vita.

Il senso di correre non c’è, è il senso di vivere, come respirare, come scrivere. Instancabili, le gambe come strumento e supporto, da controllare, da dominare, da comandare. Non si corre senza gambe, non si corre senza testa. Fondamentalmente, non si corre senza corpo. Corpo di pensieri e muscoli, di impalpabile volontà e di acido lattico, di crampi e di riposo. Con la coscienza tranquilla di aver fatto il proprio massimo, di aver toccato il limite, con un dito, con un passo in più. Sudati ed in pace.

Murakami è ipnotico, anche quando scrive di se, della sua passione, vera e concreta, non fantasmagorica e inafferrabile come la realtà dei suoi romanzi. Murakami ha insegnato a se stesso la disciplina, nella corsa come nella scrittura. E ce la espone. Racconta, come in un diario, la vita di uno scrittore, di un maratoneta, ma forse non è la stessa cosa? Qual’è il limite che separa due sogni, due realtà, due modi di essere, desiderati, voluti, istintivamente inevitabili? Per Murakami non c’è differenza, c’è una fusione, in un unico essere, l’essere umano. Che si chiami Murakami è solo una coincidenza. Fortunata coincidenza.

Capire la corsa è capire meglio Murakami e la sua scrittura; entrare in questo mondo di piedi e calpestio è viaggiare al ritmo regolare di una respirazione lavorata con cazzuola, inchiostro e cervello per bucare, come da bambini bucavamo fogli con una matita appena appuntita, una piccola verità. Murakami regala la sua verità con semplicità, la semplicità della serenità di vivere la propria vita anche nella consapevolezza dei propri limiti, della propria vecchiaia, decadenza. Una vita vissuta con la dignità di chi sa di star percorrendo con sacrificio e fatica la strada che si è scelti. Il corpo seguirà, anche quando sembrerà impossibile, perché dal correre al volare c’è solo un limite sottile, basta solo allungare la falcata. Poi è il cielo, è l’infinito, è Murakami, e siamo anche noi.

(Ho letto: Autoportrait de l’auteur en coureur de fond, Haruki Murakami, Traduit par Hélène Morita, Ed. 10/18. In italiano L’arte di Correre è edito da Einaudi : http://www.einaudi.it/libri/libro/murakami-haruki/l-arte-di-correre/978880619951)