Monthly Archives: November 2012

Metodi infallibili…

C’è un modo infallibile per votarsi al fallimento: rimaner seduti a scaricare la colpa su qualcun altro.

Io, Alessandro Bruno

Hedda Gabler – Henrik Ibsen

Lei ama lui ma sposa un altro solo perché sembra destinato al successo. Una scelta d’utile, non una scelta d’amore. Ma è possibile davvero fare una scelta d’amore quando lui sembra un’irrimediabile scapestrato dal retrogusto sadico mentre l’altro è un pacifico ricercatore universitario, certo troppo perso nei suoi libri storici piuttosto che sotto le lenzuola ma inoffensivo? Vivere e bruciare l’esistenza nel turbinio di una passione o morire di noia, inascoltati, incompresi, rinchiusi a doppia mandata nella follia della propria insoddisfazione?

Ibsen è un Maestro, a cui dobbiamo il merito e l’originalità di esser stato il primo drammaturgo a portare in scena l’intimità nevrotizzata ed insoddisfatta della borghesia contemporanea. Ibsen era riuscito ad intercettare, con una finezza propria solo degli animi sensibili, degli animi grandi, l’universo complesso e indecifrabile della donna borghese imprigionata nel suo ruolo, rosolata al fuoco lento delle sue passioni ed insoddisfazioni.

Ma quella di cui parla Ibsen non è, mutatis mutandis, l’immagine della donna tout-court, sempre in lotta alla ricerca di equilibri personali, sociali, intimi e culturali? Le donne di Ibsen, come Hedda Gabler, son tutte ai limiti dell’isteria, donne pericolose, mortifere, sadiche e incomprensibili ma la pietra che ci lancia lo scrittore norvegese porta con se un messaggio: chi è davvero il boia e chi davvero la vittima? E pian piano il dubbio si insinua, lento ed inesorabile come un desiderio tossico inappagato. E quella donna così feroce non ci appare più così insensata, il codice per aprire la cassaforte dove è contenuta la verità, una nuova verità si svela lentamente.

Odiosa, odiosa Hedda Gabler. Povera, povera Hedda Gabler. Stupido Jorgen, stupido e libidinoso Brack, intelligente e debole Lovborg, sciocca e ignara Thea. E la zia Juliane, donna d’altri tempi, così felice per suo nipote, così troppo presente, così diversa da Hedda, pazza, bisbetica, sensuale, desiderata, infelice.

E’ una danza macabra, una lenta danza della morte, sempre più incalzante, sempre più veloce intorno al fuoco sacro della società, che impone senza parlare, che ordina senza guardare. La società, la sicurezza e le scelte non sono più scelte spontanee, lo sono mai state? Scegli, rinuncia, scegli il meglio per te! Qual’è il meglio per me se nessuno mi aiuta a cercarlo? Qual’è il meglio per me? E si urla e si cerca e si sceglie e si crede di scegliere. La società. Per essere accettati, per essere felici. E si sbaglia.

Hedda spara ma Jorgen non vede, neanche Brack che vede solo la bellezza di Hedda non la tristezza che si nasconde dietro. Non vede e neanche cerca Lovborg, non ha mai capito. Forse. Thea, che può capire Thea? Eppure Lovborg è diventato qualcuno, ha smesso di essere lo scapestrato senza futuro che sembrava destinato ad essere. Che errore povera Hedda. Ma ora è tardi. Troppo tardi? Forse. La follia è già presente. L’amarezza, la noia, l’amarezza, l’odio per una vita che non ha mantenuto le sue promesse. Hedda tradita prima che traditrice. Tradita da tanto, troppo amore, un amore che non sa ascoltare e come tutti gli amori che non sanno ascoltare, non riescono a sentire neanche il rumore di uno sparo.

Hedda Gabler è un capolavoro.

Hedda Gabler

L’ordine ha un prezzo…

Il prezzo da pagare per l’ordine è, spesso, la stupidità.

Io, Alessandro Bruno

Obiettivi ragionevoli…

Non mi pongo mai obiettivi ragionevoli. Prima di raggiungere Dio voglio aver viaggiato fra le stelle.

Io, Alessandro Bruno

Imparo dai miei errori…

Imparo sempre qualcosa dai miei errori, tranne da quello di fidarmi ancora del prossimo.

Io, Alessandro Bruno

Il dolore…

Il dolore ci indica che si è raggiunto un punto di arrivo. I più intelligenti capiscono anche e soprattutto che si è raggiunto un nuovo punto di partenza.

Io, Alessandro Bruno

Mani di sabbia di cuori aridi…

Molti provano a distruggere i sogni degli altri perché i sogni non si possono rubare. Ma se anche li potessero rubare, i sogni svanirebbero. Non potrebbero vivere fra mani di sabbia di cuori aridi.

Io, Alessandro Bruno

Il bello della birra…

Il bello della birra è che più ne bevo più gli altri mi sembrano ubriachi.

Io, Alessandro Bruno

La paura del rifiuto…

Per paura del rifiuto spesso non chiediamo. La cosa tragica è che altrettanto spesso la risposta sarebbe stata:”si

Io, Alessandro Bruno