Daily Archives: November 5, 2012

Juliet, Naked – Nick Hornby

Titolo in italiano: Tutta un’altra musica (chissà perché poi)

Di Nick Hornby avevo letto i due libri principali: Fever Pitch (Febbre a 90°), un punto di riferimento per ogni patito di football, ed High Fidelity (Alta Fedeltà) il suo primo vero romanzo e, probabilmente, il più bello. Per anni ho voluto conservare il ricordo dell’Hornby scrittore legato a questi due libri in cui rivedevo frammenti di me, vestiti all’inglese e con l’accento di Cambridge. In una delle mie scorribande in libreria, complice un’offerta promozionale, ho portato a casa Juliet, Naked e A Long Way Down (Non buttiamoci giù) e titubando sul quale cominciare, ho poi deciso di cominciare da quello pubblicato per ultimo in ordine di tempo.

Annie vive da anni con Duncan, un patito di musica e, soprattutto, di un cantante americano, Tucker Crowe. Crowe all’apice del successo improvvisamente abbandona la scena e il mistero che circonda questo abbandono è fitto ed intrigante. Duncan è un punto di riferimento per i fan di Crowe, impazza sul forum musicale a lui dedicato con le sue interpretazioni dell’album più denso e pregno di significato di Crowe: Juliet. Annie e Duncan sono sulla quarantina e la loro vita, in un piccolo paese, squallidotto anziché no, del nord inglese, scorre via senza grandi sussulti ed entusiasmi. Una vita lenta e noiosa su una strada dritta, senza curve, senza emozioni.

Un bel giorno, un fulmine: Duncan riceve in anteprima la copia del nuovo disco di Crowe, Juliet Naked, una rivisitazione in chiave acustica del famoso album Juliet. Duncan lo ascolta e lo riascolta tentando di decodificarne le chiavi di lettura, capire perché Tucker, di cui lui conosce ogni segreto o quasi, ha poi aggiunto ancora note per pubblicare Juliet quando la versione Naked era già perfetta, sublime. Corre sul “suo” forum e scrive un articolo di lodi sperticate a questa nuova magistrale opera d’arte.
Annie, dal canto suo, molto timidamente ritiene che l’album non sia granché. Poi, anche per contrariare Duncan, prende il coraggio a due mani ed anche lei decide di scrivere la sua recensione, il suo primo post sul forum dedicato al cantante, dove stronca impietosamente Juliet, Naked. Ovviamente gli strali di Duncan non si fanno attendere, pero’ una piacevole sorpresa la aspetterà al suo rientro a casa: una mail di Tucker in persona che le comunica tutta la sua gratitudine per aver detto a chiare lettere cio’ che anche lui pensa di quel disco.

Comincia cosi’ una corrispondenza digitale fra i due ed il lettore lentamente viene coinvolto nella vita, tutto sommato insipida della rockstar oramai in declino e dimenticata da quasi tutti tranne che dai suoi fans accaniti. Entriamo negli affari di famiglia, scopriamo i suoi matrimoni falliti e la scia di figli che questi hanno lasciato ma soprattutto scopriamo che la fantasia dei fans nel voler ricostruire particolari della vita del loro idolo, spesso, spessissimo, sorpassa la realtà che, come altrettanto spesso capita, non è null’altro che quotidiana banalità.

Annie incontrerà Tucker e cominceranno delle peripezie più o meno interessanti, io, in verità, cercavo fra le pagine, con una certa disperazione, quella verve e quell’energia che avevo trovato in Alta Fedeltà (il parallelo fra i due libri “musicali” di Hornby nasce con assoluta spontaneità). Ma nulla. Un susseguirsi di episodi e piccole scenette, fra amarezza di una vita, quella di Annie, passata con un disadattato, una vita persa, senza impegni veri, senza figli, senza speranza né futuro, una vita vista scorrere da un finestrino di un treno lento e malinconico. Tucker anche perde il treno per la felicità, forse un infarto puo’ portarlo a capire meglio il senso profondo della vita ma nel libro lo intuiamo, lo sfioriamo, come una mano posata delicatamente su un vetro.

Insomma un libro insipido come la vita dei suoi protagonisti, se Hornby voleva dipingere lo squallore delle vite che non si pongono domande finché la vita stessa non spinge naturalmente a porsele, beh allora in un certo qual modo è riuscito nell’intento, pero’ non avendo esattamente la stessa penna di un Dostoevsky o un Céline dire che si rimane distaccati e freddi rispetto alle realtà che descrive, è dire davvero poco.

Juliet, Naked è un libro che ho trovato molto povero, sia in termini di inventiva che in termini lessicali, di ricerca di uno stile, di caratterizzazione dei personaggi. Nick Hornby è alquanto appannato, forse è diventato grande anche lui ed è stanco, come i personaggi di questo romanzo vuoto, come una flûte di champagne che prometteva un perlage molto più invitante.

Juliet, Naked