Tempo perso…

Se non dai tu stesso valore al tuo tempo, perché sorprenderti se sei solo tempo perso anche per qualcun altro?

Io, Alessandro Bruno

Rinunce…

Le rinunce per amore sono le più dolorose, perché ci lasciano quel senso di incompiuto e la frustrazione di non sapere se avremmo potuto fare di più e meglio.

Io, Alessandro Bruno

Il Pazzo del villaggio…

Io sono sempre stato il pazzo del villaggio, quello guardato con superiorità e diffidenza, liquidato con supponenza, malcelata impazienza e con, talvolta, una sorda cattiveria che si fermava solo davanti alla malinconia che avevo negli occhi. Il pazzo noioso, il giovane provocatore, perché ero quello che gridava a tutti di muoversi, perché il tempo passava, io, proprio io, pur chiudendo gli occhi stretti stretti, da subito, lo avevo visto passare in fretta e troppo presto. Ma bisognava sforzarsi, anche di pensare, ricordare e riflettere, soprattutto di voler bene. E poi, dopotutto, i pazzi si assecondano non si ascoltano. E il tempo passava e ora il tempo è passato. E il villaggio mi ha perduto.
Ma stavolta la colpa non me la prendo, eh no, stavolta proprio no perché pure i pazzi si stancano di aspettare, mentre incollano, come ogni volta, i pezzi sparpagliati della propria solitudine, che, le persone che ha tanto amato, ritrovino, non solo per lui, il tempo che hanno irrimediabilmente perduto e sprecato.

Io, Alessandro Bruno

Miglioramento di sé…

Mai circondarsi di chi non lavora, costantemente, al miglioramento di sé stessi, perché vuol dire che, invece, stanno lavorando, costantemente, al tuo peggioramento.

Io, Alessandro Bruno

Leggerezza…

Dovremmo circondarci solo di persone leggere e folli, di quelle che costruiscono istanti, non conseguenze.

Io, Alessandro Bruno

Debolezze…

Le debolezze non sono mai sbagliate in quanto tali, lo è il giudizio che si porta su di loro.

Io, Alessandro Bruno

Scusa ragazzo…

Oggi pomeriggio alle 15.30 sono stato a salutare un ragazzo che ho conosciuto da bimbo piccolo.

Era il suo funerale, si è suicidato col veleno comprato su internet. 18 anni.
Ha organizzato tutto perché a trovarlo non fossero i genitori, ha calcolato la dose per avere il tempo di uscire sul pianerottolo e morire là, perché un estraneo chiamasse i pompieri. Ha scritto email ai suoi cari amici, tutti presenti, compatti, degni, che durante la cerimonia hanno letto i loro pensieri, molto più densi e profondi del prolisso e vano sacerdote. Uno di loro ha avuto il coraggio di leggere, senza tremare, ciò che ha lasciato scritto a chi restava, alla mamma, al papà, alla sorella, perché tutti potessimo provare a capire che per lui la vita era insopportabile, l’umanità troppo violenta e questo mondo, di cui amava lo spettacolo della natura, troppo inospitale. Ha chiesto di non provare rancore, di essere contenti per lui, perché non poteva fare altrimenti.
18 anni. Col veleno.

E la gente si droga su internet e o litiga per le partite di pallone, per una politica senza idee, per un vicino rumoroso, per sentirsi migliori, senza fare niente. Niente. Solo stare sotto l’ombrello di un presunto “meglio di te”.
Che vergogna.
A 18 anni Colin ha deciso di morire col veleno.

Scusaci ragazzo, per ogni giorno sprecato a non capire, per guardarci l’ombelico, centro di tutte le nostre debolezze.
Scusami, perché perdo tempo con vagonate di vacui stronzi, invece di cercare di parlare con quelli come te.

Ti hanno calato nella fornace con la tua Fender Stratocaster.

La lingua degli astri è Musica e Canto” (Giordano Bruno).

Ritratti…

Quasi sempre, gli altri dipingono il nostro ritratto intingendo il pennello nei colori mischiati della loro frustrazione.

Io, Alessandro Bruno

Spese…

La vita va spesa per costruire bei ricordi, non per dimenticare quelli brutti.

Io, Alessandro Bruno

10592 giorni…

Tu un gigante, io minuscolo.
Tu, infinito, nell’infinito, io, solo, a masticare pietrisco.
Roccia franata presto, montagna dal cuore stanco.
Sorriso di amico, abbraccio di sicurezza, parole di giustizia.
Cerco, ogni giorno, fra le nuvole della mia mente e nei cieli dei ricordi,
quella mano grande che mi accarezzava il viso e quella voce solida che mi diceva: ti voglio bene.
Tu un gigante, io sempre minuscolo.
Tu, infinito nell’infinito. Io, solo, a masticare pietrisco.

Mi manchi, Papà. Indicibilmente.

Alessandro